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Arte, Lifestyle, Look, Punti di vista, Stile

Plus size beauties

In medio stat virtus. Ma la bellezza è ovunque. Ecco perché, oggi, voglio mostrarvi alcune delle più belle e attraenti modelle plus size che abbia mai visto.
In medio stat virtus. But beauty is everywhere. That’s why today I wanna show you some of the most beautiful and attractive plus size models I’ve ever seen.

 

Tara Lynn – Heffner Management

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Labbra scure, tra il dire e il fare. Hang Up Mac lipstick. Giorgia Marino, curvy blogger.
Look, Make-up, Shopping, Shops/Items Reviews

Labbra scure: tra il dire e il fare…

Vederli in foto, dopo la post-produzione, sulle labbra di modelle dai lineamenti perfetti e dal colorito inspiegabilmente caldo (anche quando è prossimo al bianco latte) è una cosa, riuscire a portarli è un’altra: i rossetti scuri esercitano su di me un’attrazione che definirei senza remore fatale. ‘Fatale’ perché, in effetti, portandone uno assumo quest’aspetto cadaverico perfetto per partecipare (come già ho detto una volta in un post su facebook) a un episodio della saga di Twilight o alla notte di Halloween.

Tuttavia non demordo. A me piace. Tutti quelli che mi incontrano non sanno mai dire se gli faccia schifo o gli piaccia, e con la loro faccia da mehhh mi dicono che no, non è male, ti sta bene… ma è scuuuro!  – il che mi ricorda una scenetta esilarante tratta dal gioco Fuga da Monkey Island, e cioè questa (nonostante la qualità, non posso che amare incondizionatamente chi si è preso la briga di metterla online):

Divagazioni a parte, veniamo al nocciolo: ho deciso di mostrarvi il risultato e di condividere con voi alcune riflessioni.

rossetto-hang-up-lipstick-mac-dark-lips-blog-blogger-curvy-plus-size-giorgia-marino-beauty-make-up

Io sono molto, molto chiara (direi anche slavata, insomma). Dovendo stilare una lista delle tonalità che si adattano di più al mio incarnato, un colore così scuro non si troverebbe certo in cima. Osservando le foto sotto (stessa base, stesso trucco occhi, stesso giorno, stessa ora e persino stessa spiaggia, se volete. Cambia solo il rossetto) potete notare che, senza dubbio, il rossetto molto scuro tende a indurire i lineamenti, allargare e appuntire il naso, far risaltare il pallore. Tutto considerato, però, non si può non notare che – nonostante quanto già esposto – il rossetto scuro conferisca carattere e personalità – per quanto duri – al look nell’insieme.

Il resto è gusto personale. Io, come anche molte di voi, amo cambiare e trovo sempre delle ottime ragioni per non rimanere imbrigliata nella scelta sicura, in quello che senz’altro mi dona o è il meglio per me. Dal mio armadio, dal mio parrucchiere e dalla mia trousse make-up non desidero altro che la possibilità di esprimere ogni singolo giorno stati d’animo, sentimenti, aspetti della personalità, colpi di testa. E voi? Preferite stare dentro o fuori la vostra comfort zone?

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I rossetti che vedete in foto sono: Hang Up di Mac e lo Smart Lipstick 913 (Rosa Palissandro) di Kiko.

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Silvana Denker Koblenz Street Photo Pictures Shooting Charline Haupenthal Bettina Laudien Jens Silz
Arte, Fare shopping di martedì, Lifestyle, Shopping, Shops/Items Reviews

Street Fashion, uno shooting di Silvana Denker

Oggi sono qui per condividere uno degli ultimi lavori fotografici di Silvana Denker. Di lei, su questo blog, vi ho già parlato, definendola eccezionale.

Questo perché Silvana è un personaggio eclettico, che è perfettamente a suo agio davanti e dietro la fotocamera. Il tema del servizio è la street fashion, e vede uno stile urbano (e un po’ glam) flirtare con il grunge e il punk: ne risultano dei look portabilissimi da cui trarre ispirazione. Ed è anche per questo che ho deciso di proporveli di martedì (il giorno dello shopping): alla fine dell’articolo, dopo i crediti, troverete una selezione di articoli in linea con questo stile. Enjoy!

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Blonde model: Bettina Laudien
Brunette model: Charline Haupenthal
Male model: Jens Silz
Hair & Makeup: Ilka Müller
Clothes: Sheego
Foto di Silvana Denker

Ricreare il look – proposte shopping curvy & plus size

Sorridere il lunedì: storia di una terroncella a Milano parte prima - Morbida la vita
Lifestyle, Milano da scoprire, Punti di vista, Sorridere di lunedì

Storie di una terroncella a Milano parte II

C’è vita oltre la leva del cambio.

Una delle prime cose che ho scoperto quando sono arrivata a Milano è che esiste questa specie di universo parallelo in cui non serve che tu abbia quella scatoletta con le ruote e la leva del cambio, comunemente denominata automobile.

Puoi averla, eh, mica non puoi. Ma, dopo avere – miracolosamente – trovato un posto in cui riporla, forse ti verrà in mente di usarla come deposito. Magari puoi metterci i panni da stirare quando si accumulano; forse puoi stiparci la cucina della nonna che ‘un giorno, quando avrò una casa, rimonterò’ (una casa? Tua? Comprata? AHAHAHAHAHAH, esilarante); magari puoi usarla come serra e darti alla coltivazione abusiva di pomodoro pachino, visto che ne senti la mancanza; oppure, più probabilmente, da brava terroncella (come me) puoi stoccare lì tutti gli album, le foto sfuse e le diapositive di famiglia (però, forse, in quel caso ti conviene comprare un furgone).

Risolto il problema di cosa fare di questo oggetto, a Catania considerato imprescindibile e qui rivelatosi semplicemente un soprammobile molto caro (fai conto che è come se avessi comprato un vaso Ming, solo che il vaso fa arredamento), veniamo alle infinite alternative proposte in Nordania:

  • La metropolitana
    Forse ne hai già sentito parlare: è quella cosa che somiglia a un treno e che corre sotto il livello del manto stradale… hai presente? Magari ti sei imbattuta in una cosa simile a Catania o a Roma: no, lascia stare, non è quella. Si chiamano allo stesso modo, solo che questa è realmente in funzione – non è deserta e inutilizzata e non copre al massimo 1-2 chilometri di percorso come succede a Catania, non quadruplica il tempo che ci metteresti per arrivare da punto A a punto B in auto come, invece, succede a Roma. No, qui la metropolitana è una cosa seria, e funziona così: tu fai il biglietto, aspetti al massimo 6-7 minuti (ma devi essere proprio sfigata), sali, percorri la distanza che devi percorrere e scendi. Non è che alla seconda stazione su nove il treno si ferma e non riparte più, vedi tutti scendere sbuffando e allora intuisci – devi intuirlo, sì, perché non te lo dicono o, anche se te lo dicono, non si sente una m*****a – che ci dev’essere stato un guasto tecnico o che qualcuno, tra Pietralata e Monti Tiburtini, ha tristemente deciso di lanciarsi sotto un treno (e nessuno lo ha fermato). Non è che ti si pianta tra Re di Roma e Ponte Lungo e ti tengono in ostaggio lì, dentro una galleria buia, per un tempo variabile dai 5 ai 30 minuti. No. Sì, lo so… anch’io avevo quella faccia, la prima volta che me l’hanno raccontato. Welcome to the Twilight Zone! Benvenue dans La Quatrième Dimension!
  • I mezzi di superficie
    Chettelodicoaffare. Un bus è sempre un bus, a Milano come a Catania. Dunque, salvo tratti con corsia preferenziale, se c’è traffico t’attacchi al tram. Ah, no, aspetta: il tram è un’altra cosa.
  • Il tram
    Si tratta del mezzo che utilizzo più frequentemente, perché la mia zona in particolare è interamente ricoperta di rotaie. Non ho molto da dire: è comodo. L’aspetto futuristico e innovativo della cosa è che, inspiegabilmente, anche lì accade che tu salga sul tram e arrivi puntuale dove devi arrivare. Amazing!
  • Car sharing
    Non parliamo della possibilità, comunque prevista, di prendere un’auto condivisa in una zona, viaggiare e poi lasciarla in un’altra. Quella è una bellissima cosa, ma non è diverso da prendere un taxi o un mezzo di trasporto (è più economico del primo e più caro del secondo, ma è solo una questione di gusti e possibilità).
    Mettiamo il caso che un giorno tu, bipede non automunita, abbia bisogno di andare a comprare un armadio all’IKEA. Avrai bisogno di raggiungere il negozio (e, volendo, potresti anche coi mezzi pubblici) ma, cosa più importante, avrai bisogno di trasportare oggetti pesanti. E allora, dirai tu, vedi che rinunciare all’auto non è una buona idea?
    Errore! Errorissimo! Dì un po': tu vorresti pagare assicurazione, bollo, revisione e quant’altro per quella volta ogni tot mesi che ti serve fare una mega-spesa o comprare due mensole? No. Esistono vari tipi di car sharing. Il comune di Milano, per esempio, ha creato GuidaMI (notare il sagace gioco di parole ^^): con un abbonamento annuale di 20 euro, prendi l’auto da uno dei parcheggi quando ti serve – prenotandola anche solo una manciata di minuti, non ricordo quanti esattamente, prima – e con 5 euro l’ora (benzina inclusa!) ne fai ciò che vuoi. Vuoi andare a comprare la lettiera del gatto all’Iper? Vai. Vuoi andare a fare un tour della Ferrero ad Alba (CN)? Vai. Vuoi andare a vedere l’acquario di Genova? Vai. Ne hai facoltà, perché non devi rimanere entro i limiti territoriali del comune di Milano. E allora, se comprare il famoso armadio comporta un investimento, tutto considerato, di 30-35 euro (considerando anche l’abbonamento annuale), mentre l’auto ti costa (nel mio caso) migliaia di euro l’anno già solo di assicurazione, direi che non è tanto il caso di stare qui a disquisire della cosa. Ah, c’è anche un vantaggio ecologico: più auto in condivisione significa meno auto a nucleo familiare, dunque minore inquinamento. Quella tua amica ambientalista, vegana, no global, buddista, femminista e, probabilmente, scassapalle (TUTTI NE HANNO ALMENO UNA) sarà molto orgogliosa di te.
    N.B. Se vuoi proprio mandarla in brodo di giuggiole, quell’amica, sappi che esiste anche BikeMI (Una fantasia, coi nomi, che non te lo dico): sì, com’è intuibile dal nome, si tratta di una bicicletta che prendi, usi e restituisci.

Avvisi, cartelli, segnali di fumo ai viaggiatori

Ricordo con affetto quei momenti di coesione sociale in quel di Catania, in cui tutti si ammassavano vicino al palo che segnalava la fermata del bus e davano vita a un vero e proprio pic-nic, della durata di diverse ore, in cui la parola d’ordine di ogni nuovo arrivato era (attenta, potreste commuoverti) ‘il 432 è già passato?’, per poi rassegnarsi – solo dopo aver stretto amicizie che dureranno tutta la vita e aver consumato due o tre pasti completi – all’evidenza dei fatti: no, il 432 non è passato e non passerà mai. Dev’essere un disservizio. Tutto normale: ripieghiamo la tovaglia a quadri, imbustiamo la teglia di pasta al forno e il thermos di caffè e torniamo a casa.

Qui, ahimè, non potrebbe succedere. Perché se è previsto un disservizio per il 12 ottobre del 2022 succede che oggi, 26 gennaio 2015, lo sai già. Te lo dicono mentre sei sul treno. Te lo scrivono sui poster che incroci per strada. Te lo comunicano per radio. Te lo scrivono su pezzi di carta attaccati alla fermata e su post-it appiccicati al portone di casa. Te lo comunicano sul sito, sull’app e, se non bastasse, non dimenticare che molte delle pensiline dei mezzi pubblici sono interattive e ci trovi sopra la scrittina luminosa a scorrimento che ti avverte di ogni possibile disservizio in tempo reale (e in anticipo). Come le commesse che fanno il proprio lavoro, anche questo segnerà la morte dei rapporti interpersonali. Niente più feste a sbarco alla fermata, niente più pasta al forno e parmigiana, niente più amicizie per la vita. Solo una regolare, banale, patetica storia di te che non fai viaggi a vuoto e arrivi regolarmente a destinazione. Che tristezza.

Il limite. Ebbene sì, anche i trasporti milanesi hanno dei difetti. Chi l’avrebbe detto?

Se proprio vogliamo trovare un neo a questo tripudio di comodità e libertà, parliamo del sistema di ricarica della tessera dei mezzi. In questo momento storico-politico, in polentonia così come in terronia, paghi le bollette online, attivi le carte di credito al telefono e paghi un big mac o un frappuccino senza neanche inserire un codice pin. Com’è possibile, mi chiedo, che l’abbonamento vada ancora attivato manualmente? Cioè, ti spiego: tu puoi pagare la tua ricarica, il tuo abbonamento atm – che in comune con l’amt di Catania, intendiamoci, ha solo le lettere dell’acronimo – anche tramite paypal. Però questa operazione, di per sé, non vale una cicca. Perché l’abbonamento sia valido devi fisicamente raggiungere un totem atm o una stazione della metro, passare la carta sull’apposito lettore e attivarla. Per rendere l’idea di quale rottura stratosferica di palle sia questa cosa, sappi che una volta ho girato tutto il quartiere sotto la pioggia e non sono neanche riuscita ad averla vinta, perché i totem restituiscono – spesso – un errore di disservizio ‘temporaneo’. Dai, ninni, dopo tanti aspetti positivi e tanta innovazione mi sei antiquato proprio su questa cazzatina? Non si fa! Mi rivolgo a te, comune di Milano: prima di introdurre SkateMI, RollerbladeMI, PilotaMI, CavalcaMI e InseguiMI, StupisciMI. Dai una rinnovatina al sistema. Rendi L’INTERNET comunicante col tuo database abbonamenti. Fa’ quello che devi fare. Su, campione, sei tutti noi!

Storie di aspettative, qualità inibite e occasioni perdute
Punti di vista, Sermone del venerdì, Tips/Consigli

Storie di aspettative, qualità inibite e occasioni perdute

Storie di aspettative, qualità inibite e occasioni perdute

Oggi è il giorno che ho deciso di dedicare, come potete vedere anche sul calendario, alla motivazione.
Di questioni da discutere in questa sede ce ne sono fin troppe, e mettere in ordine le idee per decidere da dove partire ha richiesto non pochi sforzi perché, come sempre, avere troppo da dire è come non avere niente da dire, ne viene fuori solo una gran confusione. Nonostante questo, un argomento si è fatto strada a pugni e calci. Forse perché è un problema ricorrente in questa fase della mia vita e sto, io stessa, allenandomi per risolverlo (o almeno limitare i danni).

Penso sia capitato a tutti di pensare di essere in grado di fare una cosa. O, ancora meglio, saperla fare con certezza, essersi allenati per anni nell’intimo della propria casa e sotto sotto, non discuteremo in questa sede di umiltà e modestia, pensare ‘se solo avessi l’occasione di mostrare la mia dote al prossimo… ah, che bello sarebbe’. Quale che sia la ‘portata’ di questa presunta qualità, che si tratti di avere metodi di pulizia più efficaci di quelli che la mamma e la suocera avrebbero voluto imporci, per dire una cabbipperata, o di immaginarsi come la nuova Liza Minelli, tutti – prima o poi – pensiamo di essere bravi a fare qualcosa, o ci mettiamo intimamente in competizione con chi la fa già (‘…ma potrebbe farla meglio’).

Non sono qui per discutere se sia giusto o meno provare questi sentimenti, non sono qui a fare la morale, non credo neanche che la differenza la faccia pensare o non pensare certe cose. La differenza la fa come si decida di reagire a questi input. Sono dell’idea che più che passare la vita a chiedersi perché a qualcuno sia concesso ottenere dei risultati, sia più produttivo chiedersi perché non succeda a noi. Nello specifico, chiedersi dov’è che sbagliamo.

Non credo che addurre motivazioni come ‘Giulia è senz’altro raccomandata’ o ‘Francesca ha avuto una botta di culo’ e delizie del genere abbia granché senso.
Trovo che spesso ci si trovi in presenza di un equivoco di fondo: siamo noi a non aver capito come utilizzare la nostra dote, ammesso che ci sia, non è una responsabilità da imputare a Giulia, Francesca o ai loro datori di lavoro o al primo poveretto che passa e ci serve da capro espiatorio.

Ogni lasciata è persa
Nonostante le premesse, nonostante la spavalderia da leoni di cui ci autoinvestiamo quando ci proclamiamo (a nostro insindacabile giudizio) migliori di qualcuno, può darsi che – al dunque – ci dimostriamo dei conigli (ed ecco che arriva il nocciolo della questione, quello che mi tocca davvero nell’intimo).

Se quando si presenta l’occasione ci tremano un numero imprecisato di parti del corpo, dagli arti alle corde vocali, e rimaniamo inebetiti… beh, direi che abbiamo individuato il vero problema.

Se abbiamo sempre pensato di essere nati per il palcoscenico e, a cena con amici, quando tocca a noi prendere la parola ci ritroviamo a balbettare frasi sconnesse e incomprensibili condite da ‘ehmmm… ecco… io… eeee… hmmmm…’, se pensiamo che la differenza tra noi e Briatore consista nel portafogli ma, quando ci viene affidato un compito, rispondiamo ‘non ce la faccio’, direi che possiamo tranquillamente scordarci il CARPE DIEM e optare per il TROTE GNAM.

E allora, forse, le nostre risorse andrebbero investite in qualcosa di utile, come provare a superare quell’ostacolo, decidere di buttarci nella mischia e smettere di essere contemporaneamente i nostri più grandi fan e i nostri critici più spietati. Perché, per quanto possa sembrare paradossale, è proprio l’autocritica unita alla paura a rovinarci la festa.
Nella teoria e nelle fantasie tutto è semplice, mentre la pratica ci riporta violentemente con i piedi per terra: è in quella frazione di secondo precedente la battuta, la ‘dimostrazione’, che ci rendiamo magicamente conto che è tutto reale e tangibile, e ci domandiamo (finalmente) se saremo all’altezza delle aspettative. Quelle degli altri e anche le nostre. E lì scatta la tragedia, lì si azzera la salivazione, lì si autoattiva la funzione vibrazione dai fianchi in giù. Ma la verità è che quel pensiero, se ha per reazione l’inibizione, è un pensiero di troppo. Pensiamo troppo. Sarebbe stato meglio ricevere il dono della lobotomizzazione istantanea (a comando e, soprattutto, reversibile).

Come risolvere questo problema?
Innanzitutto, se state leggendo con attenzione perché vi sentite chiamati in causa, voglio darvi una bella notizia: non siete quei palloni gonfiati che a volte temete di essere. Se lo foste, andreste dritti per la vostra strada e quell’illuminazione di un attimo, con relativo panico, non l’avreste mai sperimentata.

Mettersi alla prova è l’unica strada possibile, e che le prime prove si trasformino in una o più figuracce mi pare, se non inevitabile, decisamente probabile. E allora? Cosa succederà? Forse non siamo il nuovo Briatore né la nuova Minelli. Forse no. Forse, però, ce la caviamo. Forse, chi può dirlo, siamo anche meglio. Il punto è che non esiste modo di saperlo in anticipo, né certezza del risultato. Prima ci si butta, poi si tira la leva e si spera che il paracadute si apra.

L’aspetto positivo, però, è che se il paracadute non si apre non succede un bel niente: non ne va della nostra incolumità. L’unica cosa che possa realmente nuocere alla nostra esistenza è rimanere lì, nel mezzo, a chiederci ‘come andrebbe se…’ in preda alla frustrazione.

Anche perché, diciamocelo, il ‘come andrebbe se…’ si trasforma in un ‘come sarebbe andata se…’ in men che non si dica. Non siamo eterni.

Quindi, adesso, smettetela di pensare ‘ma chi si crede di essere, questa, che il venerdì scrive i sermoni? Ah, se scrivessi io…’ e fatemi vedere chi comanda!

Notizie, Shopping, Video

Ava & Viv: la nuova etichetta plus size di Target

Per chi, come me, non fa altro che ficcare il naso nei blog e nelle fanpage curvy e plus size di tutto il mondo ogni giorno, da ventiquattro ore non si parla d’altro: come riporta anche Time.com, Target ha annunciato la nascita di Ava & Viv, una nuova linea plus size, dopo un periodo denso di numerose e chiassose polemiche. Poco meno di sei mesi fa, infatti, la blogger americana Charity Garner (del blog GarnerStyle) annunciava la sua decisione di boicottare la catena, sentendosi sistematicamente esclusa dal lancio di nuove collezioni – che non includevano le taglie plus – e, non bastasse, avendo assistito al ritiro delle precedenti collezioni plus size – Target diceva di averle ritirate per fare posto a qualcosa di nuovo (e migliore) ma lei, sfiduciata e impaziente, aveva deciso di sospendere ogni acquisto finché non fosse cambiato qualcosa.

Ebbene, pare che qualcosa sia cambiato. La Garner e altre due blogger/redattrici moda (Nicolette Mason e GabiFresh) sono state invitate a scoprire la collezione, che sarà disponibile nei punti vendita a partire da metà febbraio, e si è detta entusiasta delle scelte stilistiche, del concept di base, della realizzazione e della capacità del colosso di ascoltare le richieste delle clienti, nonché dei prezzi contenuti e accessibili a tutti. Sbem!

Tutto è bene quel che finisce bene, quindi.

Non temete, amiche italiane: un giorno anche i nostri marchi capiranno che non prenderci minimamente in considerazione non è la strategia di marketing più efficace. Ah no, scusate, questo è un soggetto che sto scrivendo per un film fantascientifico.

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Look, Make-up, Tips/Consigli

Make-up of the day #1: intensificare senza rimpicciolire.

Premessa
Finalmente ho deciso di creare una rubrica make-up ricorrente. Era ora! Quindi, se vi interessa l’argomento, troverete un nuovo articolo su questo blog ogni mercoledì!
Preamble
Finally, I decided to start with a recurring column about make-up. It was about time! So, if you are interested in this topic, you’ll find a new post on this blog every wednesday!

Come funziona
Non voglio annoiarvi con fiumi di parole. Mi limiterò a mostrarvi il trucco del giorno, aggiungere delle note (laddove sia necessario) ed elencare i prodotti utilizzati. Che ve ne pare?
How it works
I don’t wanna bore you with too many words. So I will just show you my make up of the day, add just a few notes (if needed), then list products I’ve used. How does it sounds?

MAKE UP OF THE DAY #1: Evidenziare senza rimpicciolire (enhance is a ‘yes’, shrink is a ‘no’!)

Questa volta volevo enfatizzare e definire gli occhi e far risaltare le labbra, ma non volevo rimpicciolire tutto (cosa che, a mio modesto avviso, può accadere quando usi l’eyeliner per definire l’intero contorno occhi o aggiungi colore alle labbra). Quindi ho usato due matite (bianco e argento), come faccio solitamente, per aggiungere luce in certe zone e armonizzare l’insieme.
At this time, I wanted to enhance and define my eyes and make my lips pop, but I didn’t want to make everything smaller (which, in my humble opinion, could happen when you contour your eyes with eyeliner all around or add color to your lips). So I’ve used two white/silver pencils, as I usually do, to add light in some spots and balance everything.

Smile - sorridere make up beauty blogger curvy plus size

Intensificare lo sguardo senza rimpicciolire gli occhi make up beauty blog blogger

Make up wednesday mercoledì trucco del giorno curvy blogger blog giorgia marino

Giorgia Morbida la vita Marino con e senza make-up 21 gennaio 2015

Amo il risultato! L’unica cosa di cui possa (e debba) lamentarmi è che ho decisamente peggiorato l’aspetto delle sopracciglia. La tonalità di ombretto che ho usato per definirle è troppo scura e, in ogni caso, ho disperatamente bisogno di un paio di pinzette (SUBITO)!
I love it! The only thing I can (and have to) complain about is I definitely made my eyebrows look bad. The shade is too dark and, by the way, I desperately need pair of tweezers (RIGHT NOW)!

make up low cost beauty trucco del giorno kiko curvy blogger mac l'oreal blog

Products list/Lista Prodotti

1. Mac – Pro Longwear Concealer
2. PUPA – Like a Doll (Fondotinta/Foundation)
3. Kiko – Smart Lipstick (913 Rosa Palissandro)
4/5. Kiko – Color Fever Eyeshadow Palette (100 Rosa Tortora)
6. L’Oreal – Super Liner Gel Intenza
7. Essence – Long Lasting Eye Pencil (05 C’est la vie!)
8. Kiko – Precision Eye Pencil (305 bianco perlato)
9. Dior – Diorblush (889 Pink in love) – OLD

Bianco: a ciascuna la propria interpretazione. Curvy Plus Size Stile Look Style
Cosa indossare, Fare shopping di martedì, Shopping, Stile, wishlist

Bianco, a ciascuna la propria chiave di lettura

Ci sono due tipi di donne: quelle che “il bianco solo per il mio matrimonio”, e quelle che subiscono il fascino di questo colore-non-colore per tutta la vita.
So cosa state pensando. No, non credo che le donne formose debbano rinunciare al bianco, ho già detto come la penso in passato.
Qual è la vostra personale interpretazione del bianco? Ecco qualche spunto…

There are two different kinds of women: the ‘I’m wearing white at my wedding only’-kind and the ‘white forever and ever’-kind. I know what you’re thinking. Nope, I don’t think curvy and plus size women should avoid white. I already made my point years ago.
How do you wear white?
Here is something to take the cue from.


Black & white, un grande classico

stylishcurves.net

Dal blog stylishcurves.net

Il look in bianco e nero si riconferma un trend di stagione praticamente in OGNI stagione, sia nelle versioni color block che in più intricati giochi di motivi geometrici e fantasie. Moderno e retrò insieme: chic, ma senza eccessi.

Black & white: biiiig classic
Black & white isn’t a trend. It is a MUST. Every single season, every single year. Color block, geometric prints… it doesn’t matter. Both modern and vintage without going over the top.

 

Legare stili, forme e colori

mycurvesandcurls.com

Dal blog mycurvesandcurls.com

Il bianco, un po’ come il nero, va su tutto. Giocare ad accostarvi colori e stampe vivaci può essere l’escamotage giusto per esprimere la propria indole creativa.

Blend styles, shapes and colors together
White, like black, matches everything. If you enjoy being creative, you can match it with bright colors and prints.

 

Concedersi il lusso del total white

girlwithcurves.com

Dal blog girlwithcurves.com

Un look deciso, nonostante l’apparente semplicità e purezza. Il total white comunica sicurezza, forte personalità, ed è adatto alla donna che si sente pronta ad osare.

Grant yourself the luxury of total white
Strong. Despite its purity feeling and elegance, white is tricky. You must feel confident to use it for a whole look!

Shopping (plus size)… in bianco