10 cose che mettono in crisi una oversize

Come in ogni classifica che si rispetti, procederemo dall’ultima alla prima posizione, dalla cosa che può procurare un leggero, arginabile fastidio alla cosa che ti può mandare al manicomio, con gli occhi iniettati di sangue. P.S. La foto è bellissima, lo so, ne vado piuttosto fiera. Rivela la mia vera natura.

10 – Please, fasten your seatbelts. La cintura di sicurezza in aereo. Oltre alle impacciate mosse per recuperare entrambe le estremità (presumibilmente sepolte sotto il nostro deretano e difficilissime da recuperare senza sollevarlo e lasciarsi ricadere come un sacco di patate, con annessa gomitata incidentale al vicino), lo sguardo circospetto che riserviamo agli altri passeggeri prima di procedere ad allentarla. Tutta. Come mai prima di noi in aereo fosse sempre seduta Twiggy è una cosa che non ci sarà mai dato sapere, ma è così.

9 – Tu non puoi entrare. L’ingiustificato panico che ci assale quando facciamo la fila per salire sulle montagne russe e ci troviamo davanti dei limiti di… larghezza del fondoschiena (su alcune attrazioni – per esempio a Gardaland, sul Raptor – succede). Noi lo sappiamo, che si parla di limiti che vanno ben oltre le nostre ‘possibilità’, ma ce la facciamo addosso lo stesso: cosa penserebbe l’amico o il fidanzato, se non passassimo questo test? Panico.

8 – Equilibrio precario. Non avere un appiglio solido e sicuro su un mezzo di trasporto e temere per l’incolumità dell’esile signora over 65 di fianco. Mentre lei snocciola all’amica l’intera lista di acciacchi delle parenti e delle vicine di casa e sembra avere le idee chiare sui curricula di tutti i dottori del policlinico, noi immaginiamo il suo femore irrimediabilmente compromesso – minimo – a causa di quella brusca frenata che ci ha scaraventate con violenza su di lei. Ma tutto è bene quel che finisce bene (finché finisce bene)…

7 – Il mutuo per l’abito da cerimonia. Avere bisogno di nuovi indumenti è sempre un po’ un problema, ma avere bisogno di un abito o di un completo che passi l’esame di parenti e amici in ghingheri per un’occasione speciale è il capo dei capi dei problemi. Specie col conto in rosso. Bisogna organizzarsi con mesi di anticipo, analizzare con scrupolosa attenzione pagine e pagine di shop online muniti di sezione plus size – dal più famoso Asos fino ai cinesi te-lo-faccio-su-misura-ma-attenta-ai-raggi-del-sole-ché-prendi-fuoco. Ma, del resto, non abbiamo alternative: la leggenda narra che l’abito plus size sia intessuto con fili d’oro e platino… altrimenti non si spiega il fatto che per comprarne uno di un marchio normale, magari in un negozio e magari made in italy, dobbiamo fare Trump di cognome.

6 – Sono orrenda! L’amica dal fisico perfetto che ci chiede di consolarla perché ha preso 500 grammi e, dunque, è grassa. Ok, la sofferenza rende ciechi ed egoisti, questo va detto, ma ho qualche appunto: il primo è che se non reggi una (invisibile ad occhio nudo) variazione di peso – mentre noi reggiamo il nostro, di peso, da tempo immemore – hai probabilmente bisogno di uno psicanalista più di quanto noi abbiamo bisogno di un dietologo; il secondo è che se ti senti grassa tu, con 500 grammi superflui, è evidente che ci consideri casi umani senza speranza fin dal primo anno di liceo e – presumibilmente – tu abbia mentito tutte quelle volte che ci hai detto ma che vuoi che sia qualche chilo in più… sei bellissima anche così. Oddio, so per esperienza che i parametri applicati quando si giudicano gli altri sono ben diversi da quelli applicati quando giudichiamo noi stessi, tuttavia sappi che per noi sarà inevitabile vederti – anche se temporaneamente – come l’essere più falso mai entrato nella nostra vita. Una serpe. Una megera. Una merdaccia. 

5 – Con quella mai. Il conoscente – o, peggio, il caro amico – che tiene un comizio di due ore sul perché non inviterebbe mai a uscire quella ragazza lì (indicata immancabilmente col dito). Quella che a noi sembra una ragazza carinissima, giusto un po’ esuberante di fianchi. In realtà noi lo sappiamo, che non è vero, e che potrebbe capitargli di innamorarsi di una ragazza esuberante di fianchi, che lui lo voglia o no. Ma la cosa ci fa uscire il fumo dalle orecchie lo stesso, ci offende, e ci fa dubitare della sua intelligenza… oltre al fatto che, diciamolo, non ci eravamo mai accorte che fosse così bruttarello. Tsk.

4 – Non lo vuoi? Sei a dieta? Esiste una cosa che si chiama ‘gusto’. Può darsi che a noi non piacciano le olive riempite di carne, strutto, sugna e ricotta e fritte nel lardo. Può darsi che ci piaccia l’insalata, ci avete mai pensato? Chili e chili di insalata. Oppure avete cucinato voi, e non siete il nuovo masterchef d’Italia (tiè!). Se ogni volta che diciamo no, non mi va, grazie la vostra immediata deduzione logica dev’essere che – che brave! – ci siamo messe a dieta, è evidente che inconsciamente non facciate altro che pensare che dovremmo farlo. Grazie, molto gentili, fa piacere saperlo. 

3 – Famolo strano. Amori cari, uomini che ci avete scelte e amate perché vi facevamo girare la testa, che ci vedete bellissime e che pensiate non abbiamo nulla in meno rispetto alle altre: è vero, avete ragione, non abbiamo nulla in meno. Abbiamo, però, tanto in più, capite? E quei chilogrammi e quei centimetri extra, quelli che voi riempite di bacini e amore, sono il motivo per cui difficilmente potremo praticare il contorsionismo selvaggio che, a causa delle frequenti incursioni su Youporn, considerate normalità. No, scaricare tutto il peso del corpo e mantenerci in equilibrio appoggiando solo una porzione di alluce all’angolo del piano dell’IKEA (e riuscire, nonostante tutto, a gradire rumorosamente) non è la normalità. Non la nostra, almeno.

2 – Ma non hai caldo? Noi ci amiamo. Dico davvero, amiamo tutto di noi, potete crederci. Tutto. Ad esclusione delle nostre braccia. Soprattutto se abbiamo perso peso e uno Shar Pei c’ha fatto la cuccia sotto le ascelle (so che mi capirete). Sì, certo che abbiamo caldo, abbiamo su un cardigan di cotone a trama fittissima e a maniche lunghe e ci sono 47 gradi centigradi. Potete seguire la traiettoria delle goccioline di sudore che ci scendono giù dalla fronte. Abbiamo caldo, stiamo soffocando, vorremmo che un serial killer ci rapisse e ci tenesse prigioniere dentro una cella frigorifera, va bene? Detto questo, da noi avrete sempre e solo una risposta: no, non ho caldo, sto bene. Perché, tu sì? (sottotitolo: écdshfvsuo! vehfdklkl! Fatti i fattacci tuoi! vfeuhfoò!)

1 – Come ti va? No, non un ‘come ti va’ alla Joey Tribbiani. Il ‘come ti va’ urlato da nostra madre mentre, da adolescenti, sudavamo nel tentativo di tirare su un paio di jeans fermi a metà coscia. Quel ‘come ti va’ seguito, senza attendere repliche, dalla tendina del camerino che si apre a tutta velocità e ci lascia lì esposte. Mezze nude. Inermi. Morte di vergogna. No… non… non mi vanno. E le commesse sono lì. E gli avventori sono lì. E lei è lì. Lei, la mamma, che dice di volerci bene ma ci sevizia. Lei, che noi amiamo a nostra volta ma, in momenti come questo, immaginiamo imbavagliata e legata alla sedia, chiusa nello scantinato. Ed è un pensiero che regala un certo sollievo… oh, sì… sì… Ahò, ma che fai, ti sei imbambolata? Dammeli, che chiedo la taglia più grande. SIGNORINAAAA MI DAREBBE UNA TAGLIA PIU’ GRANDE? AH, NON ESISTE UNA TAGLIA PIU’ GRANDE DI QUESTAA? AMMAZZA! Amore, la taglia più grande non c’è, mi sembra chiaro tu debba metterti a dieta. Andiamo a fare la spesa, va.  Stasera che vuoi mangiare? Lasagne e cotolette vanno bene?

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Giorgia Marino

Curvy blogger italiana, graphic designer, social manager, copywriter... e tante altre cose (piuttosto noiose) che vi risparmio volentieri. Mi piace fare di tutto e, come tutte le persone eclettiche, ho il sospetto di non eccellere in niente :)