Autoaccettazione VS Autodistruzione

Questa notte ho ricevuto un messaggio (non farò il nome dell’autrice, ovviamente, perché credo che si scatenerebbe un casino e non lo reputo neanche corretto) piuttosto arrabbiato. Chi lo ha scritto mi accusava, sostanzialmente, di fare demagogia spicciola che non ha alcuna utilità e porta senz’altro le donne verso l’autodistruzione.

Ho deciso di riportarne alcuni estratti e commentarli. Non per fare la lotta, non per rispondere per le rime, ma per chiarire la mia posizione, i miei propositi e la mia attività. Un metodo si può approvare o disapprovare, ma travisarlo è un’altra cosa. Per questo motivo mi auguro anche che vogliate evitare, nei commenti, di concentrarvi sui giudizi. Non facciamo nascere una caccia alle streghe, vediamo piuttosto di trovare dei punti d’accordo, perché – ed è questa la cosa che mi angoscia di più – ci sono, solo che evidentemente non sono così scontati per tutti.

tu con il tuo blog ci guadagni, rincuori le persone grasse, ecc ecc facile così, comodo, il difficile e’ far trovare la forza e il coraggio a quelle persone di ammettere che così non sono per niente felici e farle reagire!!!!!!

Tu con il tuo blog ci guadagni. Questo è vero. Io guadagno con attività correlate al blog, principalmente, come capita quando recensisco prodotti o quando percepisco una piccola percentuale sulle vendite generate tramite il blog, grazie ai programmi di affiliazione. Ovviamente parliamo di racimulare cifre appena sufficienti a pagare le spese relative al blog in sé (server, principalmente, visto che mi sono trovata costretta a migrare su un costosissimo server dedicato che costa 150 euro al mese. Eh sì). C’è poi anche da dire che almeno 2, 3, 4 ore della mia giornata le passo rispondendo a messaggi privati, mail e commenti. Delle persone, non di marchi o di entità superiori. Di persone comuni, come me e come l’autrice del messaggio. Con mio immenso orgoglio, questo genera una serie di commenti come ‘tu rispondi sempre!’ – beh. Non rispondo sempre, però ci provo, in ogni caso sono 2, 3, 4 ore della mia giornata che sottraggo ad eventuale lavoro retribuito, ed ovviamente è una scelta non priva di svantaggi. Chiedo scusa, dunque, se su questo blog ci sono dei banner o se grazie alle affiliazioni riesco a ‘guadagnare’ qualche centinaio di euro: io penso, tutto sommato, che sia un ottimo compromesso. Io lo penso, non è detto che dobbiate pensarlo tutti voi.

In più, carissima Giorgia, tizio e caio che commentano la foto di una tipa dandole della grassa esprimono un’opinione, che tu non condividi, pazienza! tu che li critichi ti metti nella loro stessa identica posizione.

Questo non lo trovo affatto vero: io credo che sia assolutamente normale che i gusti di ogni singolo individuo siano diversi da quelli di tutti gli altri. Siamo 7 miliardi, presumere che tutti la pensiamo allo stesso modo su tutto è follia. Il grasso è un argomento scomodo? Affrontiamone un altro a caso. I tatuaggi, ad esempio. A qualcuno piacciono talmente tanto che se potesse (e a volte c’è chi lo fa) se ne ricoprirebbe da capo a piedi; ad altri fanno ribrezzo. E quindi? Uno dei due mente? Mi sembra un concetto così semplice, così ovvio, così scontato: non tutti abbiamo gli stessi gusti. E ancora stiamo parlando solo di estetica, pensate. Quando si arriva a considerare lo charme non c’è più neanche un’immagine concreta di riferimento da poter confrontare/commentare. Ma torniamo alle critiche: io penso che Tizio e Caio siano liberissimi di dichiararsi a favore di un corpo senza un filo di massa grassa. A Tizio, magari, piace la donna magra, sottile, esile. Un elfo; a Caio, forse, piace la donna con i muscoli ben definiti. Una roccia, perennemente in tensione. Non c’è niente di strano, né mi sognerei mai di discutere dei gusti di Tizio e Caio (saranno cavoli loro). Il problema nasce quando all’allegra discussione si aggiunge Sempronio, dicendo che lui ama il fianco abbondante e il sederone (anche questo non si può discutere, right?) e Tizio o Caio si premurano di dirgli che è ipocrita. Ipocrita. A nessuno piace il sederone. Potendo scegliere, si sceglie il sederino. L’hanno deciso loro, e chi può dirgli niente? A quel punto, per me, Tizio e Caio non sono più persone che esprimono il loro gusto personale (sacrosanto), ma persone che invadono lo spazio (e addirittura il pensiero) altrui cercando di imporsi, con saccenza, perché evidentemente Tizio e Caio pensano di essere detentori di una verità assoluta che sfugge a noi, comuni mortali (come i moralizzatori di cui parlavo nell’articolo di ieri). Non mi sta bene, che Tizio e Caio credano di essere illuminati, molto semplicemente perché non lo sono. Nessuno lo è: né Tizio, né Caio, né Sempronio… né la ragazza che mi ha scritto il messaggio. Né tantomeno io. Bisognerebbe che la gente comprendesse, e se non lo comprende da sola bisogna cercare di ripeterglielo quanto più spesso sia possibile, che la percezione è soggettiva e che tutti sono liberi di pensare e dire quel cavolo che gli pare fintanto che quel ‘cavolo’ sia presentato come un’opinione personale e non come un dato scientifico e finché quel cavolo non vada a impattare materialmente sulla vita degli altri (per esempio, a Hitler non piacevano gli ebrei. Se si fosse limitato a pensare/dire/scrivere che non gli piacevano gli ebrei sarebbe stato tollerabile, dal mio punto di vista. Beh… non è andata così, mi spiego?)

Ognuno pensa quello che gli pare, e, come dici tu “sticazzi”. dire a tutte le persone grasse “sei bellissima così, conta il cuore, conta quello che hai dentro amore” oltre ad essere la cagata del secolo e’ anche una cosa che non aiuta queste persone per niente!

E non sono d’accordo neanche in questo caso. Partiamo da questo:’bellezza’ in senso generale e appartenenza a un canone estetico sono due concetti completamente diversi. Incompatibili, proprio. Sempre per una questione di soggettività del gusto, ma anche a causa di influenze culturali più o meno invasive. Mi spiego: se per 30 anni ti ripetono che per essere bella devi indossare una certa taglia e avere determinate propozioni e i belli, quelli che ti propongono sui media, rispondono a quei requisiti, bastano due o tre cambi generazionali (forse anche meno) perché si diffonda quel preciso modello di bellezza e lo si riconosca come l’unico modello di bellezza universalmente riconosciuto. Tutti gli altri sono brutte copie. La tendenza istintiva dell’essere umano ad omologarsi e sentirsi parte di una realtà (specie se è l’unica realtà ‘positiva’ di cui si faccia menzione) fa il resto. Tuttavia, ci sono alcune cose sulle quali rifletto da anni e che mi pare giusto condividere con voi:

1) ogni società ha i suoi modelli: se ci fosse una verità assoluta cui attenersi, esisterebbe un solo modello; non è così, e questo perché a seconda del percorso e delle influenze, un modello tende a prevalere su un altro. Ho visto servizi su città (indiane, credo, ma non sono sicura al 100%) in cui la donna dev’essere grassa. Non in carne, non leggermente sovrappeso. Grassa. Più grassa è, più facilmente troverà marito e si ‘sistemerà’. Per questa ragione, le mamme ingozzano le figlie (che spesso piangono e si disperano perché non hanno neanche nessuna voglia di ingurgitare altro cibo); ovviamente, agli occhi di un individio proveniente da una cultura che osanna la forma fisica diametralmente opposta, come la nostra cultura, una cosa del genere è inconcepibile; ebbene, non siamo qui a discutere del fatto che sia giusto o sbagliato o delle implicazioni che possa avere, anche perché si finirebbe inevitabilmente a peccare di etnocentrismo. Tuttavia, questo esempio è illuminante, almeno per me, perché mi rende chiara una cosa fondamentale: trovare bella o brutta una cosa, spesso, è anche una questione di condizionamento. Non dico che siamo tutti zombie e che non abbiamo la nostra percezione, non prendetevela, dico solo che siamo comunque molto condizionati. Se così non fosse non avrei passato l’adolescenza corteggiata (o meglio stalkerata) da uomini che, ufficialmente, avevano la fidanzata taglia 42. Uomini che, fondamentalmente, non avevano il coraggio di dire agli amici che gli piacesse il culone e non il culetto. Li avrebbero presi in giro, sarebbero stati la mosca bianca del gruppetto, e tanto basta a preferire agire in segreto.

2) al di là dell’estetica, resta il fatto che la bellezza abbia a che fare con troppe cose che non si limitano affatto alla taglia o al fatto di avere o non avere la gobbetta sul naso. In Italia se ne vedono meno che altrove, eppure ci sono lo stesso: parlo di tutte quelle persone che non rientrano nei canoni ufficiali, non sono canonicamente belle, ma sfoderano uno charme tale da mietere vittime ovunque vadano. Ne parlavo l’altro giorno con un’amica che bazzica la Francia: lì ce ne sono molte di più, perché tendenzialmente è più accettato il concetto di eterogeneità della bellezza, concetto che in Italia pare non pervenuto. Questo cosa comporta? Comporta che ognuno possa sentirsi più facilmente a proprio agio anche se non ha il nasino alla francese (pensa l’ironia) o il collo da giraffa o le gambe lunghe n chilometri; di conseguenza, invece di sviluppare una serie indicibile di complessi e perdere la voglia di manifestarsi pubblicamente/socializzare/uscire di casa, si lanciano nel mondo serenamente e mettono in campo sia la propria estetica che la propria personalità. E, attenzione attenzione, vivono una vita assolutamente normale (felice o infelice dipenderà da altro, mi auguro), invece di passarla a pensare di essere ‘troppo brutti’ per questo mondo. Si chiama consapevolezza. E se da un lato è una cosa bellissima e vi starete chiedendo come mai non sia diffusa anche qui, dall’altra occorre sapere che il consumatore (questo siamo, alla fine, per chi stabilisce cosa e come comunicare) consapevole è molto più difficile da accontentare e da accalappiare. In Italia si usa il principio dello stordimento e della truffa legalizzata, ed è per questa ragione che un consumatore consapevole che non accetterebbe mai di sentirsi dire che la cellulite è una malattia e si farebbe delle grasse risate non è ben accetto, al contrario del consumatore in paranoia che compra dodici creme diverse al giorno nella speranza di guarire. Questo, ancora una volta, è il mio punto di vista. Mi auguro che possiate prenderlo in considerazione nonostante tutto.

3) volersi bene è il requisito fondamentale anche per avere la serenità di preoccuparsi di eventuali impatti sulla salute di uno stile di vita (eventualmente) sregolato; non è una regola, non vale per tutti, però vale per me e vale sicuramente anche per tanti altri come me: io ho perso per la prima volta peso e mi sono per la prima volta preoccupata di interpretare i messaggi che il mio corpo mi inviava SOLO quando, a monte, mi sono trovata per la prima volta a vivere una situazione pseudo-serena: un ragazzo che mi ripeteva continuamente quanto fossi bella, degli amici che arricchivano le mie giornate e che avevano voglia di confrontarsi, ridere, discutere a prescindere dal fatto che fossi grassa o magra, uno stato d’animo accettabile. Poi l’ho ripreso, anni dopo. E l’ho ripreso in un momento in cui tutto mi sembrava ‘contro’ e la depressione mi ha presa alla sprovvista. E sentirmi ripetere da gente random ‘fai schifo’, ‘cicciona’, ‘mettiti a dieta’ (questo, in realtà, anche dalla mamma) non mi ha aiutata a riprendere in mano la mia vita, ve lo assicuro. Ed è per questo che, rivolgendomi a persone come me (perché non sono certo l’oracolo, ho solo la MIA esperienza da proporre), mi pronuncio col proposito di portare (o riportare) ad amare sé stesse e ad essere consapevoli delle persone che non si amano, quale che sia il motivo; e che, non amandosi, non possono paradossalmente neanche decidere di perdere o prendere due-tre kg (qualora lo desiderassero LORO! Qualora fosse un LORO desiderio, non il bisogno incontrollabile di appartenere a qualcosa, né il desiderio di non vedersi più additare dal bulletto di turno. Il bulletto è idiota, qui lo dico e NON lo nego. E certamente non sarò IO a decidere se ne hanno bisogno, e trovo sbagliato che siano i Tizio e Caio sopra citati a farlo), perché non ne hanno le forze, si lasciano semplicemente trascinare dal vento/dagli impulsi. Se questo equivale a condurre le persone all’autodistruzione… allora non ho capito un cacchio, della vita.

Di una sola cosa ti ringrazio e cioè di avermi fatto scoprire, dopo il tuo solito melenso articolo contro le persone cattive, questo gruppo dove c’è gente che, senza guadagnarci un euro, incita le persone con problemi ad allenarsi, a mettersi in gioco, a reagire!

Io non scrivo articoli melensi contro le persone cattive, io mi esprimo sempre in questi termini (quelli di questo articolo), semmai posso usare un registro più o meno colorito a seconda dello stato d’animo. Onestamente (e qui sono presuntuosa) penso che i concetti che esprimo non siano chiari a questa ragazza, molto semplicemente perché non li comprende. E, a parte scrivere milioni di articoli di approfondimento, non è che possa fare granché.

Il gruppo workout non è una scoperta, né tantomeno una scoperta casuale: l’ho pubblicizzato più e più volte, nei mesi; io lo trovo un gran bel gruppo, utile e frequentato da tante persone moderate e gradevoli. Poi, purtroppo, è frequentato anche da bulletti e persone meno gradevoli, ma quello vale per qualunque gruppo o luogo fisico.

Mi scuso per la lunghezza di questo articolo e spero che, anche in minima parte, possa tornare utile a qualcuno o rispondere alle domande di qualcuno.

Io, come sempre, faccio solo quello che posso. Non ho nessuna scienza in mano :*

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Giorgia Marino

Curvy blogger italiana, graphic designer, social manager, copywriter... e tante altre cose (piuttosto noiose) che vi risparmio volentieri. Mi piace fare di tutto e, come tutte le persone eclettiche, ho il sospetto di non eccellere in niente :)