‘Beata te che…’ – consapevoli non si nasce, si diventa.

Negli ultimi giorni, in seguito all’intervista pubblicata su Donna Moderna, ho ricevuto molti messaggi da persone che non conosco, per lo più donne.
Erano tutti messaggi che contenevano complimenti o comunque buone parole per me, intendiamoci, non posso che essere grata di tutto questo affetto.
Tuttavia, certe parole mi hanno portata a riflettere. In particolare, ieri, mi ha molto colpito un messaggio che diceva: Beata te che ce la fai… – A far che?, rispondo io. – …A fregartene. Ad amare te stessa. A valorizzarti.

Bene, è arrivato il momento di riavvolgere la musicassetta (lo so, sono molto vintage) e tornare a qualche ‘traccia’ fa.
Saltiamo a pie’ pari tutte le prime canzoni, per quanto belle:

1. Primi vagiti in la minore
2. Il ballo del gattone
3. Il rock di capitan pannolino
4. Guarda come brontolo
5. We are family – versione alternativa con scazzottate tra sorelle
6. Viva la mamma – solo quando non mi costringe ad andare a scuola

Eccetera eccetera, e veniamo alla compilation ‘best of 2004-2005 – toccare il fondo prima di risalire’.
Al di là di questa assurda serie di cretinate che sto scrivendo, desidero davvero che focalizziate l’attenzione su quanto sto per dire: io, a cavallo tra il 2004 e il 2005, ero una vera chiavica.
Non mi riferisco, lo dico a scanso di equivoci (anche perché so che alcuni dei miei ‘lettori’ assidui me li porto dietro fin da allora, e sono persone per me importanti), né alle persone che frequentavo o all’ambiente circostante, né al mio aspetto estetico (seppure fosse innegabilmente diverso dall’attuale e rappresentasse direttamente il mio stato psicologico); mi riferisco a me, ai miei pensieri, al mio modo di affrontare la vita, ai miei enormi complessi. Per darvi un’idea piuttosto chiara del livello di disagio raggiunto mi basterà dirvi che nessuna attività, per me, era affrontabile senza paturnie e sconvolgimenti: andare a piedi a fare la spesa al supermercato del quartiere in cui vivevo (Colli Aniene, a Roma) significava fare opera di convincimento per un tempo variabile da 15 a 50 minuti, in media, poi decidere cosa mettermi addosso (‘questo fa schifo’, ‘questo pure’, ‘oddio che brutto’, ‘oh mamma mia i rotoli’, ‘cacchio che braccia terrificanti’, ‘aspetta un po’: non sono i vestiti, sono io! Faccio schifo io!’), aspettare che il momento di crisi di pianto (con o senza singhiozzo, a seconda dell’intensità) passasse, mangiare una cosa a caso, truccarmi, uscire. Finito, direte voi. No. Per tutto il percorso fino al supermercato, nonché una volta dentro, nonché durante il percorso del ritorno, la sensazione era che chiunque si imbattesse in me con lo sguardo pensasse di me che fossi scappata da un manicomio, o che avessi qualche serio problema mentale, o che fossi semplicemente un mostro. No, non sto esagerando, questo è ESATTAMENTE quello che pensavo e, per questa ragione, sudavo (freddo) anche con 3 gradi, soprattutto in volto, continuando in modo ossessivo a passarmi la mano sul ‘baffo’ per eliminare le goccioline di sudore o tra i capelli per metterli dietro le orecchie quando cadevano davanti al viso.

Sono riuscita a rendere l’idea? Spero di sì.
Ad ogni modo, quello è stato in assoluto il periodo più devastante della mia vita, dal punto di vista psicologico. Ne ho passati altri, di periodi del genere, ma mai a quel livello. Mai fino a quel punto.
La mia soluzione, lì per lì, consisteva nel finire prima possibile di fare quel che dovevo (nello specifico: comprare insaccati, coca cola, patatine e – spesso – vino) e tornare a casa a trangugiare il bottino guardando un film.

Come si esce da quei circoli viziosi?
Beh… questo, in teoria, non dovrei dirlo io. In effetti, immagino che normalmente ci si affidi a uno psicologo e, al limite, a un dietologo.
Io non l’ho fatto. Non in quella fase, almeno. Io mi sono curata da sola, quando mi sono resa conto di non potere andare più in basso di quanto non fossi già andata. Di non potere certo rischiare di apparire più patetica di quanto già non apparissi. Di non avere niente, ma proprio niente, da perdere. E allora ho pensato: facciamo degli esperimenti. Parliamo con la gente, frequentiamo dei posti, proviamo a cambiare abitudini. Tanto, al massimo, resta tutto com’è. E allora ho fatto un po’ di tentativi, ho imboccato varie strade, alcune malsane. Eh sì, perché quando ti metti in gioco pensando di non valere un granché ne fai tante, di cazzate. Ti accompagni a persone che ti rendono la vita più difficile di quanto non sia già e quasi quasi pensi di dovergli qualcosa perché invece di trovarti repellente spendono del tempo con te, per dirne una. Frequenti dei ragazzi e ti spacci per una pornostar mancata pensando che quella sia l’unica arma che hai a disposizione, per dirne un’altra. Cose così. D’uso comune (non per questo meno deleterie o meno patetiche).

Ma io non rinnego niente, non fraintendetemi: tutto, dal gesto più stupido a quello più sensato, dall’abitudine di bere troppi alcolici a quella di scrivere lettere aperte, oneste, senza mai spedirle… tutto ha avuto un senso, tutto ha innescato dei meccanismi, tutto ha fatto sì che maturassi delle nuove consapevolezze, che imparassi qualcosa dagli errori, che comprendessi logiche che non avevo ancora compreso. Quello che sono adesso, questa specie di pallottola bionda (come dice mamma) che rivolge la parola a tutti e sorride a perfetti sconosciuti, a prescindere dal fatto che rispondano a loro volta con un sorriso o che grugniscano, questo concentrato di ‘evabbè, pazienza’ e ‘ma che me ne frega a me?’, viene da lì. Dalle paturnie. Dal disagio. Dai pianti e dagli eccessi.

A cosa serve questo fiume di parole? Dove voglio arrivare? Qual è la morale?
La morale è semplice, e ve l’ho già esposta: non c’è nessun ‘beata te’. Non ci sono caratteristiche ‘di nascita’, ma capacità acquisite. Conquiste. E non penso di dovervi spiegare che, se questo discorso vale per me, può valere per chiunque. Sempre ammesso che abbiate un’idea realistica del vostro traguardo… voglio dire: al di là di tutto, anche se sorrido agli estranei e – il più delle volte – mi muovo con disinvoltura, ancora adesso mi capita (come a tutti, credo), di vedere improvvisamente tutto nero e sentire l’impulso di nascondermi sotto il piumone.

Cosa potete fare, nel concreto, per innescare il cambiamento (che comunque non avverrà da un giorno all’altro)?
Potete cominciare a pensare che se non vi accettate, se state male, se vi sembra tutto pesante, difficile e privo di senso… siete com’ero io. E quindi, potete farvi la stessa domanda: che cos’ho da perdere?

Io vi auguro il meglio e sono con voi.

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Giorgia Marino

Curvy blogger italiana, graphic designer, social manager, copywriter... e tante altre cose (piuttosto noiose) che vi risparmio volentieri. Mi piace fare di tutto e, come tutte le persone eclettiche, ho il sospetto di non eccellere in niente :)

  • iku

    Zero commenti? Beh, inizio io.
    Bellissime parole. Ti seguo da un po’ e sono contentissima che tu sia approdata a Donna Moderna. Credo che leggerò e rileggerò spessissimo questo tuo post, è molto incoraggiante e ispirante.
    Grazie! ^^

    • Grazie a te per il supporto! E per aver dato il via ai commenti, in effetti questo post ha suscitato reazioni ‘private’… cioè mi è espolosa la mail ma, per un tot, nessuno ha voluto commentare. Però erano delle mail bellissime *_* Grazie!

  • Laura Ziviani

    Anzitutto grazie a Donna Moderna che mi ha fatto conoscere una persona come te, Giorgia. Poi ,grazie a te,Giorgia, perchè più ti seguo più mi ritrovo in tutto quello che dici!!!!. L’ultimo articolo è la concretizzazione ordinata di tutto quello che frullava nella mia testa in maniera confusa!Tantissimi complimenti!!!!!!!!!!.

    • Laura… che dire? Grazie! Per me è una gioia immensa… a saperlo prima, quelle famose lettere oneste mai spedite le avrei messe su un blog (magari anonimo, visto il mio stato d’animo a quei tempi)… magari tornavano utili. Sono felice! <3

  • Pingback: Dai blog: 'beata te che...' - consapevoli non si nasce, si diventa. | Donne con le CURVE()

  • Che belle parole! Bellissime.

    E le tue parole valgono pure per noi maschi ché, anche se facciamo i duri, abbiamo pure noi paturnie, disagio, pianti ed eccessi.

    Forse anche più delle donne, perché noi ci teniamo tutto dentro.

    • Sì 🙂
      Io penso che, al di là dei luoghi comuni (e dei miei sfoghi contro gli uomini che, ovviamente, sono solo un modo alternativo per sfogarmi con UN UOMO, lol), non ci sia alcuna differenza. Sono felice che ti sia piaciuto l’articolo… davvero. Grazie, Marco <3

  • TondaMente CurvyBlog

    Tutto molto vero, molto onesto, molto “duro” da digerire. Tutto deriva da un percorso ben preciso e, talvolta, si hanno delle ricadute. Certe volte ci si nasconde dietro un “beata te…” per non affrontare quelli che invece sono i nostri fantasmi, le nostre debolezze, per non affrontare, su di noi, in prima persona, quel processo di cambiamento di cui parlavi… Hai fatto bene a mettere questo puntino sulla “I”, trovo l’articolo molto ben scritto e sincero. Valentina.

    • Ti ringrazio, Valentina. Grazie davvero per il supporto, è molto importante!

  • Adriana

    senza commento… solo APPLAUSI 🙂 !

  • Katia

    Mi rivedo molto in quanto hai scritto, dall’arrivare a toccare il fondo, agli eccessi, ai compromessi, al barattare il proprio corpo per un briciolo di attenzione. Non so cosa mi stia aiutando ad uscire fuori da questo tunnel (il mio percorso non si è ancora concluso), so soltanto da dove sono partita. La scarsa fiducia in me stessa e anche tanta pigrizia mi spingevano verso il mio malefico rifugio, tanto doloroso, quanto “comodo”. Non si nasce coraggiosi, si decide di diventarlo, e c’è sempre un prezzo da pagare, anche quando non si ha nulla da perdere.Il prezzo da pagare, secondo me, è guardare dentro se stessi, smettendo di nascondersi dietro un dito…

    • Saggia.
      Credo tu sia già a buon punto, Katia.
      <3

      • Katia

        <3

  • FrancescaLove24

    Leggere certe parole a volte ti fa bene perché ti rendi conto come ognuno di noi può riuscire a prendere in mano la propria vita e rivoltarla, cambiando ciò che ci fa stare male…

  • Alessandra

    Ciao Giorgia, prima di tutto mi sto auto-flagellando xk solo grazie a donna moderna sono venuta a conoscenza di questo tuo mondo e vorrei solo che fosse avvenuto prima ;).. Ma a parte le battute volevo ringraziarti..perché la spontaneità con cui scrivi quello che pensi fa bene al cuore!troppo spesso si cerca di “pompare” il tutto e di condirlo con frasi filosofiche e profonde…ma parlando di noi stesse e condividendo le nostre esperienze senza tanti fronzoli da davvero la forza di amare noi stesse!..e ci fa capire k siamo noi le vere artefici di noi stesse…
    Perciò k altro dire…grazie! E da oggi tra tanti “seguaci” ne hai una in più! 😉

    Kiss
    Ale
    http://www.thelifeseenfromabove.com

  • Marianna

    Sei intelligente, brillante, bella, simpatica e con i controcz… perché se ti fanno incavolare non le mandi a dire. Che dire d’altro? Ti stimo! Per tutto quello che fai per gli altri, per l’impegno che metti in tutti i tuoi progetti, per la capacità che hai di riuscire a fare bene mille cose diverse. Sei fantastica. P.s. Io il Donna Moderna non lo leggo, l’ho preso solo perché ci sei tu. Un bacio.

  • SGMOONLIGHT

    Mi è piaciuto il tuo articolo,ma credo che per innescare il cambiamento bisogna chiedersi “chi sono e chi voglio essere”…E’ una domanda importante,ma credo che sia la chiave di tutto…o almeno per me lo è stata. Dopo due anni con un perfetto idiota e vari comportamenti assurdi,compresi quelli da pornostar mancata (come dici tu), un giorno mi sono guardata allo specchio e non ho piu’ riconosciuto me stessa. Ho ripreso in mano vecchie foto e mi sono chiesta “dov’è finita quella ragazza?” così ho deciso che dovevo darci un taglio,e il primo passo è stato allontanare chi mi voleva diversa da come sono…Non è facile,certo,ma un passo alla volta si può fare. Io ho cominciato a leggere blog come il tuo, a prendere spunti (anche piccoli, come una cintura, una scarpa…) e piano piano sono tornata a comprare abiti colorati. A mettere canotte desigual. Ad accostare il nero ad altri colori,a puntare sugli accessori,a provare vestiti eccentrici come me. A mettere quegli anelli enormi col fiore che attirano l’attenzione. Certo, ancora oggi ci sono giorni in cui vorrei solo vestirmi di nero e tenere un basso profilo quasi invisibile,ma se quel giorno dura piu’ del previsto mi sforzo di indossare altro,di provare a pensare “chissenefrega, a me piace” a sorridere nonostante tutto, a difendere i miei obiettivi…Accettarsi è un percorso lungo per noi curvy, ma è importante provarci e andare avanti…e gli articoli come il tuo possono dare uno spunto ad altre persone farlo..Grazie!

  • Katia Pili

    Un saluto 🙂 anche se non commento quasi mai, ti seguo sempre 🙂
    http://www.curvyandhappiness.blogspot.it

  • Missmagnolia1407 .

    Ciao Giorgia, ti ho nominata ai Liebster Award! http://ideamatta.wordpress.com/2014/04/22/liebster-award/ Bacioni!

  • Agoprime

    molto bello questo articolo!
    http://www.agoprime.it

  • Matilde

    ciao Giorgia, hai scritto delle grandi verità!! Noi siamo ciò che pensiamo di essere, è solo una questione di scelta!! grazie per la tua testimonianza e complimenti davvero…:-)

  • Barby

    Questo post mi ha regalato un sorriso, nonostante oggi sia una giornata un pochino storta! Mi ha fatto davvero bene leggere ciò che hai scritto, grazie! 🙂

  • betta

    sei bellissima complimenti per dove sei arrivata

  • Nanà

    Grazie..

  • barbara “bombamagagna” d’auria

    grazie per aver condiviso questo bellissimo scritto!
    io mi sento una chiavica (da napoletana mi hai fatto sorridere 😉 ) non solo perchè mi sono rilassata fisicamente, anche “per colpa” delle gravidanze, ma soprattutto perchè non ho cura di me nè esternamente nè internamente..sono spenta e stanca (e sotto antidepressivi per post-part”i”), ma so che ne verrò fuori 😉

  • Marti UnionJack

    Giorgia cara… scoprire che anche tu come me,vivi a colli Aniene,mi ha fatto provare ancora più empatia nei tuoi confronti..! Sei una grande fonte di ispirazione per me è tante altre persone. Ti ringrazio di cuore per tuttoquello che fai. Sei di grande aiuto. Un caro abbraccio.
    Martina

  • Benedetta

    Grazie Giorgia, un periodo così l’ho passato, invece, nel 2006…e nelle tue parole ho letto gli stessi stati d’animo della mia risalita verso il più difficile rapporto, quello con me stessa.
    Mi viene in mente quella poesia di Derek Walcott, Amore dopo Amore, che tanto mi ha fatto compagnia nei momenti di scoramento. L’accettazione del fatto che siamo delle fighe pazzesche, belle, intelligenti e autoironiche è piena di tentennamenti, ma quando ci è chiara, che soddisfazione 😛
    Un abbraccio grande e un in bocca al lupo per tutto.

  • Legolas 691

    Brava! Hai fatto piangere un UOMO di 45 anni e mezzo.
    Leggerti mi da speranza.
    Uscirne, come sai, ė difficile.
    Sono contento di aver scoperto questo blog!!!