Come resistere alla violenza (verbale)

Ieri ho pubblicato uno status su facebook, senza pensarci tanto, ma la partecipazione massiccia degli utenti mi ha fatto capire che l’argomento è molto sentito (cliccate sulla data per leggerlo interamente):

Peso: 87 kg.Taglia: 48/50Messaggi carini che colleziono da tempo immemore:’non rappresenti nessuno, sei solo una…

Posted by Morbida, la vita on Mercoledì 29 aprile 2015

Voglio approfondire. Non perché ci sia bisogno di snocciolare tutti gli episodi di violenza verbale che ho vissuto, no, non ce ne sarebbe bisogno. Né mi sembra così bello dare visibilità a chi l’ha praticata. Però penso che abbia anche una qualche utilità, in fin dei conti: prima di tutto, serve a ricordare che TUTTI riceviamo attacchi. La ferocia non dipende dalla nostra nazionalità, né dalla taglia, dal peso o dall’altezza, né dallo status sociale. TUTTI siamo bersagli, molto semplicemente perché la gente è tormentata (scusate, continuo a credere che il più delle volte sia così, perché non ho mai visto una persona serena passare il tempo prendendo di mira altri) oppure non si rende conto del peso delle proprie parole e del fatto che non tutti abbiamo l’esperienza e gli strumenti per poterla ‘prendere con filosofia’. Sto parlando, lo voglio sottolineare, di eventi vissuti di persona (faccia a faccia, sì): perché è vero che dietro un computer, specie se c’è anonimato, la gente si scatena… ma non dovete pensare che non esistano persone capaci di attaccarvi guardandovi negli occhi. Esistono.
Prima vi racconto gli episodi che mi hanno maggiormente colpita, poi passo alle mie (personalissime) conclusioni – che conoscendomi, però, potete già intuire.

– ‘Kiankara Micheliiiin’
Omino michelin insulti sovrappeso cicciona Giorgia Marino blog
Età: 16/17
Penso di avere sentito questa voce, per mesi, anche mentre dormivo. Intanto spieghiamo i retroscena: ‘Kiankara’ era il nickname del mio personaggio in Ultima Online (un gioco di ruolo, come si evince dal nome stesso, in rete). A quell’età ho preso parte a una serie di raduni del server di cui facevo parte, a Roma (viaggiando, quindi). Non è che tutti mi abbiano accolta male, ho conosciuto persone che ancora adesso frequento e alle quali voglio un gran bene… tuttavia, questo ragazzo continuava a urlare ‘Kiaankaaara Micheliiiinnnn’, con ovvio riferimento alla mascotte dei pneumatici, tutto il tempo. Davanti a tutti. Una delle cose più difficili da fare, almeno per me, è decidere come reagire quando si presuppone che una cosa ti ferisca: che faccia fare? Che atteggiamento avere? Cosa potrà sedarlo?
Un po’ come quando assisti a un abbraccio tra il tuo ragazzo e una sua ex, e non vuoi sembrare una psicopatica geolosa ma – sinceramente – non sai dove guardare e cosa fare nel frattempo: se li guardi sei invadente? Se guardi da un’altra parte manifesti il tuo imbarazzo? Se sorridi sembri deficiente? Se rimani seria sembri disapprovare? Non so se voi abbiate mai risolto questo dilemma. Io no, infatti ho fissato una regola: fai quello che vuoi ma, se le tue azioni mi mettono a disagio, ti ammazzo. Problema risolto. Coooomunque dicevamo: questo tizio continuava a urlarmi ‘sta cosa, ed ero così tanto in difficoltà che spesso facevo questi incubi in cui mi trovavo in mezzo alla gente con la gonna corta e senza intimo, e non sapevo come coprirmi. Oppure mi cadevano tutti i denti e non potevo più aprire la bocca. Pare che siano manifestazioni tipiche di insicurezza. Ad ogni modo, siccome non ero l’unica ragazza grassa della combriccola, ma ero decisamente quella più sbeffeggiata, mi sono chiesta il perché. E l’ovvia risposta mi ha resa ancora più triste, devo divrvelo: ero quella meno ‘protetta’. Non volendo enfatizzare il ‘problema’, dato che io stessa mi illudevo che non facendone menzione nessuno notasse che fossi molto sovrappeso, facevo finta di niente. E però venivo da lontano, non avevo veri amici e non rispondevo agli attacchi… e, per quanto possa suonare malvagio, c’è gente che invece di vivere l’assenza di replica come un deterrente la vede come la possibilità di incalzare. E così è stato. Lo stesso tizio, incontrato anni dopo, mi disse: ‘è inutile che mi guardi così, se sei come sei lo devi anche a me’. E com’ero? Uguale a prima, solo meno indifesa. Forse un po’ meno sovrappeso (ma sempre sovrappeso), forse più donna, ma comunque la stessa persona. Cosa gli ‘devo’? Il fatto di avere scoperto molto presto che al mondo ci sono teste di m….a? 😛

– ‘Sembri una delle bagnine della vigorsol… dopo l’effetto della gomma’

Età: 18
Ricordo che quella sera, in spiaggia, ci sono rimasta male ma non ho reagito, ho riso (per finta). Ricordo che il fatto che ridessi ha spinto il tizio che mi insultava a rincarare la dose (mi sa che è una costante).
Però ricordo anche quel mio amico che, riaccompagnandomi a casa, a un certo punto mi ha baciata. Non era il caso, era uno dei miei più cari amici, e non ne abbiamo mai più parlato. Però io ho preso quel bacio e l’ho conservato come uno dei gesti più dolci mai registrati. Quel bacio ha fatto esattamente quello che si proponeva di fare: neutralizzare l’effetto di un attacco così feroce. Dirmi ‘guarda che non tutti ti vedono allo stesso modo’. Cosa che, peraltro, quel mio amico ha cercato di dirmi (pur senza baci) tutta la vita. [E a proposito: ti voglio bene].

Potrei continuare parlandovi di quel mio compagno delle medie che mi urlava ‘ponchia ambulante’ (ponchia significa grassona) nel cortile della scuola, o di quei due ex (sì, è successo due volte) che, molto candidamente, mi hanno raccontato di quanto quel loro amico si fosse stupito del fatto che avessero deciso di stare con una cicciona (a che pro raccontarmelo? Boh!); oppure di quel cantante che frequentavo e che, parlando della possibilità di cercare delle coriste, al mio ‘ci sono io!’ rispose ‘no, no, devono essere magre e gnocche, servono a fare scena’… ma immagino che, se raccontassi tutti i fatti uno ad uno, il post raggiungerebbe dimensioni paragonabili a quelle di quell’odiato-romanzo-italiano-che-si-legge-a-scuola-di-cui-non-faccio-il-nome-per-rispetto.

La sostanza qual è, quindi? Andando al sodo, come si reagisce alla violenza verbale?
Torniamo alle considerazioni che facevo all’inizio, e poniamoci delle domande: secondo voi, una persona con cui è possibile ragionare e dialogare, si scaglierebbe mai contro qualcuno usando toni così aggressivi/violenti? Secondo voi, una persona in pace, si porrebbe mai come obbiettivo far vergognare/piangere/soffrire il suo prossimo senza ragione?
La risposta, lo sapete già, è no. E la verità è che non c’è una formula, non c’è una tattica, non esiste reazione verbale che possa funzionare: le orecchie all’ascolto, molto semplicemente, non sono collegate a un cervello funzionante – o, almeno, non sono collegate a un cervello funzionante e privo di disturbi. Mettiamola così.

Circondarsi di buoni amici, creare il proprio ecosistema favorevole, non prestare attenzione ai commenti (specie se feroci) degli altri ma fare affidamento solo su di sé. Queste ottime abitudini costituiscono una base più che solida.
Del resto, come dicevo:

Come reagire alla violenza verbale se non con un bel vaffanculo

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Giorgia Marino

Curvy blogger italiana, graphic designer, social manager, copywriter... e tante altre cose (piuttosto noiose) che vi risparmio volentieri. Mi piace fare di tutto e, come tutte le persone eclettiche, ho il sospetto di non eccellere in niente :)