E quando bullismo e body shaming provengono direttamente dai vertici?

Ieri, una lettrice, mi ha segnalato questo articolo. Avrei potuto semplicemente condividerlo, ma ho come avuto l’impressione di non potermi limitare a questo, in quanto non è affatto detto che tutti voi comprendiate l’inglese… anzi, episodi precedenti mi portano a pensare che siano in numero più consistente quelli che non lo masticano affatto. Quindi cercherò di tradurre i passaggi salienti, per rendere l’episodio comprensibile a chiunque.

Andiamo per ordine.
Tutto nasce quando nelle metropolitane di Londra appare questa campagna pubblicitaria, che sostanzialmente si può tradurre così: ‘Il tuo corpo è pronto per la spiaggia?’


(Il tweet recita: questa pubblicità riassume più o meno tutto quello che disprezzo di come siamo soliti trattare e svilire i corpi femminili)

Com’è intuibile dal nome dell’azienda e dalla stessa immagine, si tratta di beveroni proteici e prodotti per il dimagrimento. Che, come faceva notare anche Fiorenza (la lettrice che mi ha segnalato l’articolo), non promuovono neanche uno stile di vita sano, piuttosto propongono una scorciatoia (non necessariamente salutare, anzi) per raggiungere l’obiettivo che pare essere vitale: la magrezza. (E, attenzione, anche se non c’entra niente voglio dirvelo: anche perdendo 30 kg non ci si ritrova affatto col fisico della modella in bella mostra sul poster. Per quello serve l’allenamento, non certo lo sciopero della fame, che non fa che peggiorare – eventualmente – le condizioni fisiche).

Le reazioni (sottoforma, inizialmente, di atto vandalico ai danni dei poster – metodo forse non condivisibile, ma senz’altro efficace) della gente non si fanno attendere:


(Il tuo corpo non è un prodotto commerciale!)


(Foto a sinistra: no, e non ne posso più di provare a raggiungere uno standard di bellezza inarrivabile; foto a destra: qualunque corpo è pronto per la spiaggia!)


(Smettetela di incoraggiare le donne a privarsi del cibo!)


(Se il mio corpo si trova su una spiaggia, significa che è pronto. Grazie mille!)

Reazioni alla pubblicità Protein's World apparsa sulla metro di Londra
(da Reddit)
(Non preoccupartene. Sei meravigliosa così come sei.)

A questo punto nasce una vera e propria controcampagna, in risposta a quella che secondo i più è una pubblicità offensiva e pericolosa, con un suo hashtag (#eachbodysready, cioè ‘ogni corpo è pronto’ – trovate la relativa pagina facebook qui), e molta gente aderisce volentieri (foto tratte dalla medesima pagina facebook):

eachbodysready_campagna_3
eachbodysready_campagna_1
eachbodysready_campagna_2

Due ragazze decidono addirittura di posare in bikini in metropolitana, accanto alla campagna incriminata:


(Come ottenere un corpo da spiaggia: porta il tuo corpo in spiaggia)

Una delle due, per spiegare il motivo del gesto, dice:

In my mind, getting beach body ready would involve slathering myself in suncream. I am so tired of the message that women have to make some kind of effort in order to be socially acceptable. Is this kind of guilt tripping and body shaming really the best way to shift your products?
We agreed that we would pose in our bikinis next to the poster, just to let everyone know that we considered ourselves very much beach ready, and gorgeous to boot.

Ovvero: per come la vedo io, preparare il mio corpo per la spiaggia è qualcosa che ha a che fare con lo spalmarmi di crema. Sono così stanca di sentir dire che le donne devono faticare per poter essere accettabili agli occhi della società. Questa continua induzione al senso di colpa e di inadeguatezza, relativamente al proprio aspetto, è sul serio il modo migliore per spingere i vostri prodotti? Abbiamo deciso di posare in bikini vicino al poster perché tutti sapessero che consideriamo i nostri corpi DECISAMENTE pronti per la spiaggia e, oltretutto, splendidi’

Parallelamente nasce una campagna contro la campagna (scusate la cacofonia), su change.org, che ad oggi ha già raccolto più di 38.000 adesioni.

Ed è qui, che accade l’impensabile:

L’attrice australiana Juliette Burton decide di aderire alla campagna e supportarla anche attraverso un tweet, dando vita a questa (terribile, dal mio punto di vista) conversazione.
Juliette:’Ho passato la vita a sentirmi inadeguata: ho aderito alla campagna #perfectlyimperfect (link)’
Brand: ‘perché fare delle tue insicurezze un nostro problema?’
Juliette: ‘perché campagne pubblicitarie come la vostra, sommate ad altre voci, comunicano alle ragazzine che non vanno bene così come sono’
Brand: ‘e invece va bene essere grassi e fuori forma? Siamo una nazione di gente che simpatizza per i grassoni #questononaiutanessuno’

Non bastasse, l’azienda risponde in modo decisamente inappropriato anche ad un’altra donna amareggiata:


Harriet: ‘Ehi, @ProteinWorld… posso essere, da donna normale, ammessa alla spiaggia? Sapete, il mio corpo dovrebbe servire a me, non ad intrattenere gli altri…’
Brand: ‘Cresci, Harriet’

Ora… non so a voi ma a me, a questo punto, pare che si fosse già toccato il fondo.
E invece si riesce anche a scavare, perché c’è di più:

Tweet cancellato presidente Protein's World risposta inaccettabile maleducata social media scandalo
(dalla pagina facebook eachbodysready)

Quando Danielle Newnham tenta di richiamare l’attenzione del presidente della compagnia sul comportamento poco professionale del social media manager nei confronti dell’attrice Juliette Burton (aspettandosi, immagino, delle giustificazioni), lo stesso preseidente Arjun Seth risponde così: ‘appare evidente che Juliette avesse un bel po’ problemi già ben prima di imbattersi nella nostra campagna pubblicitaria’.

Mi chiedo: quando bullismo e body shaming provengono direttamente dai vertici, quali sono le contromisure da adottare? Ma soprattutto, a che punto siamo arrivati?
Se certi messaggi deleteri non vengono più neanche mitigati dalla diplomazia e da risoluzioni (passatemi il termine) paraculo, ma urlati a gran voce con tutta la supponenza e la spavalderia di cui un essere umano è capace, non sarà forse arrivato il momento di farsi delle domande e correre CONCRETAMENTE ai ripari?

Ai posteri… anzi no, a voi stessi l’ardua sentenza.

AD:
Giorgia Marino

Curvy blogger italiana, graphic designer, social manager, copywriter... e tante altre cose (piuttosto noiose) che vi risparmio volentieri. Mi piace fare di tutto e, come tutte le persone eclettiche, ho il sospetto di non eccellere in niente :)