Perché provo pena (ma anche tanta amarezza) per i moralizzatori.

moralizzatore

[mo-ra-liz-za-tó-re] agg., s. (f. -trice)
  • agg. Che induce a conformare atteggiamenti, comportamenti ecc. ai principi morali: una campagna m. contro la droga
  • s.m. (anche al f.) Educatore, censore: m. dei costumi
  • a. 1841

(Il Sabatini Colletti)


Mi imbatto ogni giorno in questa sfilza (in costante crescita, peraltro) di soggetti che si credono detentori della verità. Ogni-santo-giorno. Quello che dicono, chiaramente, lo dicono ufficialmente per il tuo bene. Loro lo sanno. Loro sanno tutto. E di solito hanno un aneddoto indiretto per tutte le occasioni: il cugino ha combattuto in vietnam, il fratello ha avuto una moglie infedele, la zia pesa 140 kg ed è gravemente malata, il cognato ha gestito un’impresa multimilionaria, la fidanzata è stata Miss Mondo, il collega è guarito da un tumore grazie ai centrifugati, la vicina di casa è andata in pensione a 30 anni senza mai aver pagato un centesimo di tasse, il figlio dell’amico si chiamava Luca ed era gay (poi è guarito).

Questa gente mi scoraggia, mi porta a credere meno nell’essere umano e provoca in me pena (un po’) e amarezza (tanta). Ecco perché:

La capacità di analisi e la conoscenza dell’argomento trattato

 

Di norma, questo soggetto conosce l’argomento random che decide di trattare come io conosco le regole del calcio. E indovinate? Ancora non ho capito cosa sia un fuorigioco.
Credo che il pensiero nasca, si evolva e si radichi in lui in questi termini: in TV, un giorno (che si trattasse di un telegiornale o di Uomini e Donne, tendenzialmente, non ha alcuna importanza), un tizio che non si sa bene chi sia (anche questo non è rilevante) ha detto che tra tre anni moriremo tutti a causa di onde (non meglio specificate) emesse dai telefoni. Il moralizzatore apprende. Il moralizzatore elabora. Il moralizzatore moralizza.
Da quel momento in poi (senza aver mai neanche solo provato ad interrogare L’INTERNET – che in ogni caso, ovviamente, non è l’oracolo), partirà la sua battaglia contro i danni provocati dal cellulare. Si imbatterà in una schiera nutrita di altri moralizzatori come lui, che hanno appreso ed elaborato e, adesso, moralizzano (seppure con le dovute differenze/sfumature – per esempio, nella variante l’iphone è più dannoso di tutti gli altri apparecchi – DIMONIO!). Dunque si convincerà che si tratti di una cosa risaputa. Ma non alla portata di tutti, attenzione: una cosa che solo le persone attente e sveglie come lui possono captare. In realtà, in questo caso, il moralizzatore diventa complottista.
La risposta tipica del moralizzatore/complottista a qualunque obiezione (soprattutto se moderata, nei modi e nei termini) è non hai kpt nnt!!111!. Una volta decifrato il codice fiscale, l’essere umano sano di mente (ma talmente sprovveduto da aver pensato di conversare con tale soggetto) esaurisce le parole. Resta spazio solo per un doloroso facepalm.

Facepalm, di cui abbiamo una diapositiva
Da wikipedia

La totale assenza di filantropia

 

Se pensate che il moralizzatore abbia a cuore salute e benessere degli altri esseri umani, mi rammarica dovervi comunicare che non è così. Lui non ha a cuore alcunché, l’unico suo interesse è sentirsi detentore del giusto modus vivendi, in contrapposizione a sette miliardi di persone stolte che, della vita, non hanno capito nulla. Voi potreste erroneamente pensare che il continuo inserirsi in articoli sull’autoaccettazione aprendovi gli occhi sui rischi per la salute che l’obesità comporta (a prescindere dal fatto che si stia discutendo di 2, 20 o 200 kg di sovrappeso, perché per lui è uguale) nasconda il desiderio di vivere in un mondo privo di patologie. Un mondo di gente sana, felice, allegra, realizzata. In realtà, quel mondo rappresenterebbe per il moralizzatore un vero incubo, perché non saprebbe chi o cosa moralizzare. Lui vi vuole cagionevoli, disadattati e peccatori (spesso tutte queste cose coincidono, nel suo immaginario).

L’incoerenza

 

Lui non invidia, lui non è frustrato, lui non prova disagi di alcun tipo. No. Il fatto è che non ci dorme la notte. Se non ti viene a dire che stai vivendo nell’errore, non chiude occhio. Ma mica perché il fatto che tu sorrida e mostri serenità lo mandi in tilt… no, è che… no, seriamente, pure volendo ironizzare non mi viene niente di credibile da scrivere: lui apre la bocca per rispondere a un impulso che neanche comprende. Ed è ovvio, che abbia bisogno di uno o due pacchetti di crackers, dai…

La diffusione

 

Il moralizzatore, come il vampiro, lo zombie o la blattella germanica, si moltiplica sotto i tuoi occhi. Ciò che tocca, converte. Del resto dinsinformazione, ignoranza e lobotomia mediatica costituiscono un terreno fertile.

I danni

 

Qui non scherziamo più: i danni derivanti dalla diffusione di questo modo di essere e di operare vanno ben oltre il semplice fastidio. Predicare costantemente senza conoscere gli argomenti trattati, scambiare un falso mito per una verità insindacabile, fare proseliti e praticare terrorismo psicologico (spesso su minori) porta a disfunzioni collettive che, vi piaccia o no, già viviamo ogni giorno. Non ci aiutano, non rendono il mondo un posto migliore. Siamo diventati tutti medici, tutti commercialisti, tutti avvocati, tutti psicologi… nella stessa misura in cui gli italiani sono sempre stati tutti calciatori (avete presente? Oggi abbiamo giocato male perché tizio non ci capisce un c…?): tutti seduti su un divano o su una sedia che sono diventati dei troni, con lo scettro in mano, senza muovere un dito, a dire agli altri come devono vivere. Ci sono persone che vivono fasi di incertezza e dubbio. Fasi fisiologiche, in teoria destinate a risolversi spontaneamente. Fasi che, però, a causa di tutto questo baccano senza cognizione di causa rischiano di protrarsi vita natural durante.
Il moralizzatore non vive crisi di identità e non ha dubbi sul suo essere al di sopra, pur essendo quanto di più lontano da una fonte autorevole possa esistere. Ma, paradossalmente, riesce benissimo a instillare la crisi in coloro che due o tre domande se le pongono. Potenzialmente, continuando su questa strada, non esisteranno altre figure se non questa. Dove l’imbecille impera, la persona dotata di senso critico finisce inspiegabilmente per perire.

E quindi?

Il nostro contributo nella lotta al moralizzatore (e, più in generale, allo sfacelo)

 

1) facciamoci carico dei problemi degli altri solo se ce l’hanno chiesto e se pensiamo di potergli dare una mano concreta (magari!);

2) prima di sparare a zero su un argomento impastrocchiando tutte le banalità sentite da altri, facciamoci una cultura (nel caso sfuggisse il senso del termine, sappiate che mi riferisco alla definizione 1-a);

3) anche se l’empatia non si insegna e non si impara, immedesimarsi nelle difficoltà del nostro prossimo e tentare di pensare a come potremmo fronteggiare i disagi se ci trovassimo al suo posto, invece di prendere sistematicamente le distanze dalla natura umana e dagli incidenti di percorso come se fossimo al di sopra delle parti, può aiutare. Oggi è il nostro vicino di casa, ad essere in difficoltà, ma noi non siamo immuni e domani potrebbe succedere a noi, ve lo garantisco;

4) la terapia può aiutarci a non essere più schiavi di sentimenti negativi come l’invidia. E sono sicura, ma è solo una mia teoria, che molti atteggiamenti distruttivi verso il prossimo derivino proprio da sentimenti analoghi; se è vero che cambiare è difficile, è un processo lungo e non tutti siamo in grado di farlo autonomamente, è anche vero che la psicoterapia esiste (e non è una parolaccia);

5) esiste un concetto banale, semplice, inflazionatissimo eppure estremamente efficace: NON FARE AGLI ALTRI QUELLO CHE NON VORREMMO GLI ALTRI FACESSERO A NOI.

Io credo che funzioni. Proviamoci.

 

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Giorgia Marino

Curvy blogger italiana, graphic designer, social manager, copywriter... e tante altre cose (piuttosto noiose) che vi risparmio volentieri. Mi piace fare di tutto e, come tutte le persone eclettiche, ho il sospetto di non eccellere in niente :)