Perennemente sott’acqua. Un articolo che non parla di moda.

Questo articolo non parla di moda e, a dire il vero, neanche di mare e di vacanze (mi spiace che il titolo o la foto possano, eventualmente, averti tratto in inganno).
Parla di cose che, probabilmente, non andrebbero raccontate e trattate su un fashion blog. Ma che il mio non fosse propriamente un fashion blog è una cosa che abbiamo decretato già diverso tempo fa, giusto? E allora…

Sott’acqua. Per quasi tutto il tempo è così che mi sento. Non mi riferisco, purtroppo, al senso di libertà e leggerezza che si prova in assenza di gravità, né all’effetto refrigerante, né all’acqua che muovendosi ti massaggia dolcemente. No. Mi riferisco alla confusione, al momento in cui sei sospesa e cerchi di risalire, a quando hai finito il fiato, a quando i suoni sono ovattati e ti senti in qualche modo alienata. Esclusa dalla realtà circostante.

Ci sono fatti della vita che nessuno potrà mai spiegarti. Neanche se passi la tua, interamente, andando in giro a fare domande. Non esistono un padre, una madre, un vecchio saggio o un santone rintanato al centro di una foresta impenetrabile che possano, in qualche modo, fornirti delle risposte. Non esistono le risposte, ecco tutto.

Per una che deve costantemente analizzare, metabolizzare, interpretare ed aggiustare tutto… è una vera tortura, sentirsi impotenti. Lì ti fermi, alzi le mani e scivoli. Scivoli sott’acqua. Sopraffatta e in balìa di non sai neanche tu cosa. La natura. La vita.

Di questi momenti di sospensione e alienazione sono piene le mie giornate (e anche di più le mie nottate).
Qualcuno può definirla distrazione (anche se astrazione, probabilmente, è un termine più appropriato) quando, nel bel mezzo di una conversazione, ti allontani di anni luce pur restando sul posto.
La puoi definire insonnia quando, seppure tu sia al buio e in silenzio da 20, 40, 60 o 120 minuti, ti ritrovi in trappola dentro un vortice di pensieri, che più che pensieri concreti sono sensazioni, così prepotenti e incalzanti che il sonno non trova spazio per inserirsi.
Puoi scoprire con orrore che, quando queste sensazioni e queste ‘voci’ esagerano, perdi la facoltà di respirare correttamente. Di ragionare correttamente. Di mantere espressioni ‘consuete’. Di riprendere il controllo. In quel caso è possibile che impari a chiamare la tua ‘immersione’ con un nome nuovo: attacco di panico. E allora, forse, tendi a scordarne l’origine e a dargli significati che non ha. La paura diventa un probabile attacco di cuore, la confusione un evidente calo di pressione. ‘Oddio, cosa mi succede’.

Un’altra domanda senza risposta. La vita, ecco cosa ti succede. Quanta retorica, dirai. Eppure, per quanto banale, è anche l’unica risposta possibile.

Tutte le volte che batto le palpebre e in una frazione di secondo ti vedo, sei lì, e invece non è vero. Non ci sei più.
Splash.
Quando faccio progetti e poi mi ritrovo a pensare che non è detto… non è detto. Ma i progetti, una, che li fa a fare? Splash.
Quando faccio la regista di scene tragiche mai accadute, e mi tremano le gambe. E cerco di distrarmi, ma finisce che penso che quando accadranno sul serio sarà troppo tardi per chiedersi ‘ma perché questi pensieri cupi?’. Troppo tardi per scegliere. Splash.
Quando guardo silenziosamente B. e I. e non so cosa dire, perché non c’è niente da dire, e io sono piccola come una formica. Muta. Splash.
Quando che faccio una battuta e penso che sia troppo divertente per essere ‘da me’. Forse è ‘da te’. Forse sei tu. Splash.
Quella volta che al reparto ‘giardinaggio’ di Leroy Merlin ho sentito l’odore dei fiori e non ho più potuto contare sulle ginocchia. Splash.
Quella volta che erano tutti felici per I. e cantavano gioiosi e ho pensato che se non fossi uscita da là dentro sarei svenuta. Splash.

E tutte le altre volte, quelle che sembrano non avere cause scatenanti. Splash. Splash Splash. Splash.

Fintanto che risali a galla ogni volta, non c’è di che preoccuparsi. E sei in buona compagnia, questo ormai è assodato.

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Giorgia Marino

Curvy blogger italiana, graphic designer, social manager, copywriter... e tante altre cose (piuttosto noiose) che vi risparmio volentieri. Mi piace fare di tutto e, come tutte le persone eclettiche, ho il sospetto di non eccellere in niente :)