Prima di dissociarti o associarti, pensa. E spiega.

Personaggi che si autodefiniscono unici e soli portavoce di un movimento, professionisti che si dissociano da questa o quell’altra categoria, aziende che sparano parole come fossero fucilate, ‘ndo coio coio, per seguire un trend.
Prima di salire sul carro dei ‘vincitori’ o scendere da quello dei ‘perdenti’, bisognerebbe sempre accertarsi che le proprie azioni e le proprie scelte non manifestino incoerenza. Ma andiamo con ordine.

Niente di più lontano da quello che cerco di fare oggi, comunicando le mie riflessioni, che discutere o giudicare scelte personali o politiche aziendali a prescindere. No, io non sono né in grado né nella posizione di farlo. Né, a dire il vero, sono interessata a farlo. Che ognuno sia libero di dichiarare le proprie intenzioni, di qualunque natura… io non mi opporrò. Tuttavia, in certi casi, il problema non riguarda la dichiarazione in sé ma le azioni di contorno, in particolar modo se in netto contrasto con essa.

Di cosa sto parlando? Vediamo qualche esempio nel dettaglio e cerchiamo di capirlo insieme.

Aziende *qualcosa*-friendly

Cara azienda. Prima di dichiararti ‘amica’ di chiunque o qualsiasi cosa, o aperta nei confronti di x, o in lotta per i diritti di y, assicurati di essere credibile. Succede continuamente: so che le cooperative cui mi appoggio in tale luogo schiavizzano i lavoratori, sottostimano i problemi di sicurezza e salute sul lavoro, li intossicano e li portano alla morte. Ma io, nel frattempo, faccio campagnia per la difesa dell’ambiente e per un mondo più vivibile. La cosa più offensiva di un’operazione del genere è che, spesso, piccole realtà non hanno copertura mediatica e la gente muore nell’ombra in un punto qualsiasi del globo e, intanto, a tot chilometri di distanza qualcuno investe i propri soldi in un prodotto pensando che sia una scelta etica, ammaliato da questo o quell’altro spot.

Portavoce di me stesso

Prima di definirti portavoce, chiunque o qualunque cosa tu sia, pensa a cosa significhi ‘portare la voce’. La voce di chi? Se puntualmente rimbalzi le osservazioni e i commenti di tutti, se non ti interessa sapere cosa pensino quei gruppi di persone che sostieni di rappresentare, stai portando la voce di te stesso. Dunque puoi tranquillamente eliminare questo concetto, che normalmente presume che tu sia un tramite, un veicolo. Ma non ti fa comodo, perché presentarti come il Che Guevara della mortadella ti conferisce più prestigio, giusto?

‘Io non sono una blogger!’/’Io non sono una modella!’/’Io non sono tua madre, Jack, sono tuo padre!”

Io non sono una blogger. Cioè… ho un blog, ci scrivo regolarmente e mi fa comodo avere un mezzo per divulgare le mie operazioni di marketing. Però non sono una blogger, i blogger sono degli sfigati. Beh, fai pace col cervello. Cara amica, se proprio vuoi dissociarti da una categoria, fallo interamente. E lascia agli altri lo spazio che meritano. Se ti infastidisce essere definita blogger, non partecipare ai blogger awards (per dirne una). Se ti irriti quando ti chiamano ‘modella’, non competere con le modelle. Se vuoi stare col piede in 14 scarpe contemporaneamente, fallo! Semplicemente, smettila di dissociarti mentre lo fai. Finirai per apparire dissociata, sì, ma in un altro senso.

Questo #termine è #trendy e ci porterà #soldoni a #palate

Evvai! Ciao aziendina-aziendetta-azienduccia, hai scoperto che hai 100.000 potenziali clienti e che, per raggiungerli, devi solo usare *quella* (ce ne sono tante, di nicchie, eh!) parolina magica? Ohhhh! Che tenerezza! Però, cara, tieni presente che gli specchietti per le allodole possono frantumarsi. Se dietro la tua propaganda non ci sono reale interesse e reale disponibilità, prima o poi se ne accorgerà qualcuno, e avrà da ridire. Non ci avevi pensato, vero? Ingenuità. Beh, allora ringraziami per questa illuminazione.

Qui si rubano le poltrone! (E quella poltrona volevo rubarla io, maledetti!)

Blogger che puntano il dito contro altre blogger, accusandole di essere delle spietate arrampicatrici sociali (senza dati a supporto delle proprie affermazioni). Gente con 4 assi nel polsino, che grida ‘BARO’ al proprio vicino (la rima non è voluta, ma già che c’è!). Quanto può essere patetico, secondo voi, assistere a meccanismi del genere, peraltro in contesti in cui, magari, tutto questo casotto lo si fa per contendersi… che so… un paio di scarpe? 100 euro? Per un milione di euro, dunque, giurereste di non essere figli di vostra madre e accusereste vostro fratello di rapina a mano armata? Ah beh!

AHA! Ecco dove volevo arrivare! Colti con le mani nel sacco!

Qui non sarò tanto vaga, tanto avreste colto il riferimento a prescindere, e fin troppo bene. Parliamo di presunti test. E lo facciamo prendendo ad esempio Vogue (sì, la testata super-patinata. Quella). Vogue accoglie sotto l’ala un imprecisato numero di blogger, stelle del nostro domani, luce del nostro dopodomani e… (eventuali) bimbiminchia del nostro ieri. Beh, non stiamo a sindacare. Può farlo, ne ha facoltà. Li prende, li sfama, li manda qui e lì, li fotografa, li mette in luce, li rende parte – in qualche modo – di un’élite. Poi prende un cameraman e un paio di inviati e li manda a intervistare quegli stessi blogger, col preciso intento di tendergli una trappola e metterli in ridicolo, isolando solo le risposte lacunose e i ‘fail’. Ecco qui, il piano è concluso. Machiavelli is back! Qual è il senso di questa cosa? Fatelo capire anche a me!

Penso che il problema più grande, in tutto ciò, sia il fatto che tutti credano di potere mettere in pratica una o più di queste azioni contorte senza che ci sia conseguenza alcuna. Ora: o credono che il mondo sia popolato solo di persone incapaci di fare 2+2, oppure pensano che siamo così abituati a tutto questo che, ormai, lasciamo correre. Sempre. Opto per la seconda ipotesi, ma personalmente ho deciso che non lascio correre più. E voi? Questi sono solo alcuni esempi. Potete contribuire con i vostri, sfogarvi o fare quello che vi pare qui sotto. Purché sia chiaro: mi dissocio da qualsiasi cosa scriviate 😛

AD:
Giorgia Marino

Curvy blogger italiana, graphic designer, social manager, copywriter... e tante altre cose (piuttosto noiose) che vi risparmio volentieri. Mi piace fare di tutto e, come tutte le persone eclettiche, ho il sospetto di non eccellere in niente :)