Sabotare gli altri nell’illusione di arrivare primi?

Sono in vacanza, finalmente. Lo sono già da diversi giorni, ma i primi mi sono serviti per rendermene conto e abbandonare l’ansia perenne che mi attanaglia, il nervosismo, lo stato di allerta (devo telefonare a/devo ricordarmi di scrivere quella cosa/devo risolvere quel problema/devo, devo, devo… AHHH!!) e gli altri se ne sono andati perché sono femmina e ogni mese ho la mia croce, come tutte, a volte dolorosa. Sì, capisco che ai maschietti possa non interessare quest’ultimo dettaglio, ma – come sapete – soffro di incontinenza verbale.

Ora che ho ripreso possesso delle mie facoltà mentali, dopo gli ultimi mesi particolarmente stressanti che hanno preceduto le vacanze, in cui mi sono trovata a subire le scorrettezze continue di una collega blogger, mi interrogo costantemente su una questione spinosa: perché alcune persone (molte, a dire il vero) sono convinte che sabotare il prossimo sia il modo più efficace per vincere (e poi per vincere cosa, esattamente)?

Non crediate che questo abbia a che fare solo con il blogging o con il lavoro e che, quindi, non vi interessi. È una caratteristica dell’essere umano (o almeno di alcuni) con cui avete a che fare in molteplici situazioni da tutta la vita: la compagnetta a scuola che cercava di creare zizzania tra voi e la vostra amica per stringere rapporti con una delle due, per esempio, sabotava un rapporto di fiducia per trarne vantaggio; la ragazzina del liceo, innamorata del vostro fidanzato, che cercava di insinuare in lui dubbi di varia natura sul vostro conto per tentare di far vacillare il rapporto e inserirsi, faceva altrettanto; il collega che cassa continuamente i vostri suggerimenti, salvo poi presentarli al superiore come propri, fa lo stesso.

Ho passato gli ultimi giorni prima delle ferie a dannarmi e blaterare, ma commettevo un errore: a causa dello stress, riuscivo a vedere le cose solo dal mio punto di vista. Interroghiamoci, piuttosto, su cosa questo comporti, non dal punto di vista di chi subisce gli attacchi ma da quello di chi li sferra.

Esattamente come denigrare una certa caratteristica fisica (che non si possiede) per portare acqua al proprio mulino, cercare di ostacolare il lavoro degli altri per far emergere il proprio la dice lunga sulle proprie insicurezze. Evidentemente non si crede abbastanza nella forza delle proprie peculiarità, nel frutto delle proprie fatiche, da concedersi la possibilità di vedere quanto lontano si possa arrivare senza forzare la mano e senza alterare i risultati.

L’errata, deleteria convinzione che per ottenere successo nel proprio campo si debba prima eliminare chiunque altro vi lavori, come se il successo fosse una bottiglietta di minerale da 0,50 l che non basta per me soltanto, figuriamoci condividerla con te, è sintomo di un ben più grave e radicato problema di ansia, frustrazione, complesso di inferiorità alla base.

E innesta un circolo vizioso da cui è difficile uscire: quali grandi soddisfazioni potranno mi derivare da una vittoria ottenuta con l’inganno? Come sarà possibile acquisire maggiore fiducia nelle proprie capacità, se ci si nasconde dietro forme più o meno gravi di bullismo, millanteria e furto?

Il bello di impiegare le proprie risorse in qualcosa non consiste nell’essere infallibili e certi di sentirsi sempre e comunque lodati; consiste, al contrario, nella crescita che inevitabilmente deriva da errori e passi falsi e nell’immenso orgoglio che comporta, ogni tanto, imbroccarne una. Contando solo sulle proprie forze o lavorando CON qualcuno. Non certo ai suoi danni.

Anche se non è capodanno ma ferragosto, vorrei comunque augurare – come una sorta di proposito per il nuovo anno, ma mi riferisco a quello lavorativo – a chiunque si sia infilato in questo loop e non faccia che sprofondarvi, un momento di introspezione. Un momento in cui si metta a fuoco il proprio modo d’agire, si mettano a fuoco le ragioni di queste azioni e si comprenda che è un meccanismo terribilmente faticoso, lesivo per sé e per il prossimo e, oltretutto, assolutamente fallimentare. Insomma, auguro a tutti un nuovo inizio. Pulito.

Buone vacanze!

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Giorgia Marino

Curvy blogger italiana, graphic designer, social manager, copywriter... e tante altre cose (piuttosto noiose) che vi risparmio volentieri. Mi piace fare di tutto e, come tutte le persone eclettiche, ho il sospetto di non eccellere in niente :)

  • Claudia

    Ciao Giorgia, ti leggo sempre ma questa è la prima volta che partecipo… sarà che il tema che hai toccato è molto caldo, o che l’hai descritto così bene, mi è venuta voglia di chiederti: ammettendo che sia giusta la tua analisi (e bellissimo è l’augurio che fai!), e che i criticoni siano in fondo degli insicuri, ciò non diminuisce il fastidio che dà il loro comportamento! Ho rivisto molte situazioni di vita vissuta nella tua descrizione, nondimeno mi piacerebbe avere un bacchetta magica, una risposta cazzuta, un rimedio pronto all’uso… Approfitto di questo mio primo contributo per dirti che mi piace molto leggerti, grazie

  • Elena Spadafora

    Sposo in pieno ciò che dici: il problema di fondo di chi si comporta in questo modo è l’insicurezza e lo dico perché anche a me è successo di pensare (poi però me lo sono tenuta per me!) che se i miei “concorrenti” nella vita o nel lavoro fossero magicamente scomparsi sarebbe stato molto molto meglio per me. In realtà col tempo mi sono resa conto che non è affatto così ma che in un qualsiasi “campo di competizione” (chiamiamolo così) come può essere quello di una stessa categoria di blogger è difficilissimo distinguersi, va bene, ma l’apporto che può dare il confronto con l’altro è prezioso. Tu non sai quanti piccoli accorgimenti e aggiustamenti che ho apportato nel mio modo di fare blogging mi provengono dall’osservazione dell’altro e questo non significa necessariamente “copiare” ma anche (e soprattutto) capire cosa non ci piace “da lettori” a correggere l’errore “da blogger”.