Storie di una terroncella a Milano parte II

C’è vita oltre la leva del cambio.

Una delle prime cose che ho scoperto quando sono arrivata a Milano è che esiste questa specie di universo parallelo in cui non serve che tu abbia quella scatoletta con le ruote e la leva del cambio, comunemente denominata automobile.

Puoi averla, eh, mica non puoi. Ma, dopo avere – miracolosamente – trovato un posto in cui riporla, forse ti verrà in mente di usarla come deposito. Magari puoi metterci i panni da stirare quando si accumulano; forse puoi stiparci la cucina della nonna che ‘un giorno, quando avrò una casa, rimonterò’ (una casa? Tua? Comprata? AHAHAHAHAHAH, esilarante); magari puoi usarla come serra e darti alla coltivazione abusiva di pomodoro pachino, visto che ne senti la mancanza; oppure, più probabilmente, da brava terroncella (come me) puoi stoccare lì tutti gli album, le foto sfuse e le diapositive di famiglia (però, forse, in quel caso ti conviene comprare un furgone).

Risolto il problema di cosa fare di questo oggetto, a Catania considerato imprescindibile e qui rivelatosi semplicemente un soprammobile molto caro (fai conto che è come se avessi comprato un vaso Ming, solo che il vaso fa arredamento), veniamo alle infinite alternative proposte in Nordania:

  • La metropolitana
    Forse ne hai già sentito parlare: è quella cosa che somiglia a un treno e che corre sotto il livello del manto stradale… hai presente? Magari ti sei imbattuta in una cosa simile a Catania o a Roma: no, lascia stare, non è quella. Si chiamano allo stesso modo, solo che questa è realmente in funzione – non è deserta e inutilizzata e non copre al massimo 1-2 chilometri di percorso come succede a Catania, non quadruplica il tempo che ci metteresti per arrivare da punto A a punto B in auto come, invece, succede a Roma. No, qui la metropolitana è una cosa seria, e funziona così: tu fai il biglietto, aspetti al massimo 6-7 minuti (ma devi essere proprio sfigata), sali, percorri la distanza che devi percorrere e scendi. Non è che alla seconda stazione su nove il treno si ferma e non riparte più, vedi tutti scendere sbuffando e allora intuisci – devi intuirlo, sì, perché non te lo dicono o, anche se te lo dicono, non si sente una m*****a – che ci dev’essere stato un guasto tecnico o che qualcuno, tra Pietralata e Monti Tiburtini, ha tristemente deciso di lanciarsi sotto un treno (e nessuno lo ha fermato). Non è che ti si pianta tra Re di Roma e Ponte Lungo e ti tengono in ostaggio lì, dentro una galleria buia, per un tempo variabile dai 5 ai 30 minuti. No. Sì, lo so… anch’io avevo quella faccia, la prima volta che me l’hanno raccontato. Welcome to the Twilight Zone! Benvenue dans La Quatrième Dimension!
  • I mezzi di superficie
    Chettelodicoaffare. Un bus è sempre un bus, a Milano come a Catania. Dunque, salvo tratti con corsia preferenziale, se c’è traffico t’attacchi al tram. Ah, no, aspetta: il tram è un’altra cosa.
  • Il tram
    Si tratta del mezzo che utilizzo più frequentemente, perché la mia zona in particolare è interamente ricoperta di rotaie. Non ho molto da dire: è comodo. L’aspetto futuristico e innovativo della cosa è che, inspiegabilmente, anche lì accade che tu salga sul tram e arrivi puntuale dove devi arrivare. Amazing!
  • Car sharing
    Non parliamo della possibilità, comunque prevista, di prendere un’auto condivisa in una zona, viaggiare e poi lasciarla in un’altra. Quella è una bellissima cosa, ma non è diverso da prendere un taxi o un mezzo di trasporto (è più economico del primo e più caro del secondo, ma è solo una questione di gusti e possibilità).
    Mettiamo il caso che un giorno tu, bipede non automunita, abbia bisogno di andare a comprare un armadio all’IKEA. Avrai bisogno di raggiungere il negozio (e, volendo, potresti anche coi mezzi pubblici) ma, cosa più importante, avrai bisogno di trasportare oggetti pesanti. E allora, dirai tu, vedi che rinunciare all’auto non è una buona idea?
    Errore! Errorissimo! Dì un po’: tu vorresti pagare assicurazione, bollo, revisione e quant’altro per quella volta ogni tot mesi che ti serve fare una mega-spesa o comprare due mensole? No. Esistono vari tipi di car sharing. Il comune di Milano, per esempio, ha creato GuidaMI (notare il sagace gioco di parole ^^): con un abbonamento annuale di 20 euro, prendi l’auto da uno dei parcheggi quando ti serve – prenotandola anche solo una manciata di minuti, non ricordo quanti esattamente, prima – e con 5 euro l’ora (benzina inclusa!) ne fai ciò che vuoi. Vuoi andare a comprare la lettiera del gatto all’Iper? Vai. Vuoi andare a fare un tour della Ferrero ad Alba (CN)? Vai. Vuoi andare a vedere l’acquario di Genova? Vai. Ne hai facoltà, perché non devi rimanere entro i limiti territoriali del comune di Milano. E allora, se comprare il famoso armadio comporta un investimento, tutto considerato, di 30-35 euro (considerando anche l’abbonamento annuale), mentre l’auto ti costa (nel mio caso) migliaia di euro l’anno già solo di assicurazione, direi che non è tanto il caso di stare qui a disquisire della cosa. Ah, c’è anche un vantaggio ecologico: più auto in condivisione significa meno auto a nucleo familiare, dunque minore inquinamento. Quella tua amica ambientalista, vegana, no global, buddista, femminista e, probabilmente, scassapalle (TUTTI NE HANNO ALMENO UNA) sarà molto orgogliosa di te.
    N.B. Se vuoi proprio mandarla in brodo di giuggiole, quell’amica, sappi che esiste anche BikeMI (Una fantasia, coi nomi, che non te lo dico): sì, com’è intuibile dal nome, si tratta di una bicicletta che prendi, usi e restituisci.

Avvisi, cartelli, segnali di fumo ai viaggiatori

Ricordo con affetto quei momenti di coesione sociale in quel di Catania, in cui tutti si ammassavano vicino al palo che segnalava la fermata del bus e davano vita a un vero e proprio pic-nic, della durata di diverse ore, in cui la parola d’ordine di ogni nuovo arrivato era (attenta, potreste commuoverti) ‘il 432 è già passato?’, per poi rassegnarsi – solo dopo aver stretto amicizie che dureranno tutta la vita e aver consumato due o tre pasti completi – all’evidenza dei fatti: no, il 432 non è passato e non passerà mai. Dev’essere un disservizio. Tutto normale: ripieghiamo la tovaglia a quadri, imbustiamo la teglia di pasta al forno e il thermos di caffè e torniamo a casa.

Qui, ahimè, non potrebbe succedere. Perché se è previsto un disservizio per il 12 ottobre del 2022 succede che oggi, 26 gennaio 2015, lo sai già. Te lo dicono mentre sei sul treno. Te lo scrivono sui poster che incroci per strada. Te lo comunicano per radio. Te lo scrivono su pezzi di carta attaccati alla fermata e su post-it appiccicati al portone di casa. Te lo comunicano sul sito, sull’app e, se non bastasse, non dimenticare che molte delle pensiline dei mezzi pubblici sono interattive e ci trovi sopra la scrittina luminosa a scorrimento che ti avverte di ogni possibile disservizio in tempo reale (e in anticipo). Come le commesse che fanno il proprio lavoro, anche questo segnerà la morte dei rapporti interpersonali. Niente più feste a sbarco alla fermata, niente più pasta al forno e parmigiana, niente più amicizie per la vita. Solo una regolare, banale, patetica storia di te che non fai viaggi a vuoto e arrivi regolarmente a destinazione. Che tristezza.

Il limite. Ebbene sì, anche i trasporti milanesi hanno dei difetti. Chi l’avrebbe detto?

Se proprio vogliamo trovare un neo a questo tripudio di comodità e libertà, parliamo del sistema di ricarica della tessera dei mezzi. In questo momento storico-politico, in polentonia così come in terronia, paghi le bollette online, attivi le carte di credito al telefono e paghi un big mac o un frappuccino senza neanche inserire un codice pin. Com’è possibile, mi chiedo, che l’abbonamento vada ancora attivato manualmente? Cioè, ti spiego: tu puoi pagare la tua ricarica, il tuo abbonamento atm – che in comune con l’amt di Catania, intendiamoci, ha solo le lettere dell’acronimo – anche tramite paypal. Però questa operazione, di per sé, non vale una cicca. Perché l’abbonamento sia valido devi fisicamente raggiungere un totem atm o una stazione della metro, passare la carta sull’apposito lettore e attivarla. Per rendere l’idea di quale rottura stratosferica di palle sia questa cosa, sappi che una volta ho girato tutto il quartiere sotto la pioggia e non sono neanche riuscita ad averla vinta, perché i totem restituiscono – spesso – un errore di disservizio ‘temporaneo’. Dai, ninni, dopo tanti aspetti positivi e tanta innovazione mi sei antiquato proprio su questa cazzatina? Non si fa! Mi rivolgo a te, comune di Milano: prima di introdurre SkateMI, RollerbladeMI, PilotaMI, CavalcaMI e InseguiMI, StupisciMI. Dai una rinnovatina al sistema. Rendi L’INTERNET comunicante col tuo database abbonamenti. Fa’ quello che devi fare. Su, campione, sei tutti noi!

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Giorgia Marino

Curvy blogger italiana, graphic designer, social manager, copywriter... e tante altre cose (piuttosto noiose) che vi risparmio volentieri. Mi piace fare di tutto e, come tutte le persone eclettiche, ho il sospetto di non eccellere in niente :)