Sulle dinamiche di base nelle liti uomo/donna…

Poveri uomini.
Volevo scrivere un articolo divertente sulla difficoltà che incontro oggi a progettare (quanto al fare vero e proprio, ancora non siamo neanche vicini, e parto tra circa 14 ore) le valigie; mi accingevo a farlo, avevo già iniziato, quando ho avuto un’epifania: quale che sia l’oggetto in esame, la discussione tra me e il mio ragazzo si svolge sempre allo stesso modo, e cioè circa così:

[Portare o non portare, this is the question – la reflex]
Io: amore… io penso che, per una questione di praticità, portare la reflex sia troppo. Pesa, ed è scomoda. E, alla fine, io non sono Toscani… e manco tu.
Lui: Scherzi? Ma scusa… tutti questi bei posti, panorami mozzafiato, viste diverse dal solito… e vuoi fotografare tutto con la compatta? Non è un sacrilegio?
Io: no, io mi rendo conto, però rifletti… tu te ne andresti a fare una scarpinata per il Grand Canyon con quel mattone al collo? Considerando anche che dobbiamo comunque, necessariamente, portare la compatta e la videocamera… miii, e quanta roba ci dobbiamo portare? Che dobbiamo fare, dobbiamo mettere su un set cinematografico?
Lui: no, certo, è vero… però ne vale la pena… perché, comunque, il risultato non è lo stesso…
Io: iiiih! Il risultato! Come ti ho già detto, non siamo fotografi. E poi non abbiamo neanche gli obiettivi giusti, per certe foto. Cioè, alla fine, è come il discorso della Ferrari e della 500 che mi facevano a scuola, hai presente? Se dobbiamo avere la Ferrari per andare alla velocità della 500… che senso ha?

**successivi 20 minuti di esempi, se, ma, forse, quando…**

Lui: Sai cosa ti devo dire, amore? Forse hai ragione. Forse, in effetti, non ce ne facciamo niente. Forse non ne vale la pena. Cerchiamo di fare delle belle foto con la compatta, che è più pratica e comunica anche in tempo reale col tuo telefonino, come dici tu, e basta. Mi pare sensato.
Io: …stai scherzando? E non ci portiamo la reflex? Cioè, vuoi mettere come vengono le foto con la reflex e come vengono le foto con la compatta? E tutti quei bei panorami, quelle cose che normalmente non ci è dato vedere… le immortaliamo così, con una compattina del cavolo? Non è un peccato?
Lui: …O.o

Mi sono fermata un attimo a riflettere. Sì, lì per lì, di botto. Con la faccia perplessa (e anche un po’ da deficiente). Mi è passata davanti un’intera vita di discussioni, vissute direttamente e INdirettamente, tutte uguali. Lei dice sì, lui dice no. Dopo una sfilza di argomentazioni più o meno convincenti, finalmente lui cede e dice sì. E allora, solo allora, la svolta: lei dice no. Così, per creare un diversivo.

Una domanda mi sorge spontanea (scusa, Lubrano, per il plagio): perché lo fai, disperata ragazza mia (scusa, Masini, per il plagio)?
Cos’è, che ci spinge a volere il contrario di quello che vuole lui? Sarà che non ci fidiamo delle sue valutazioni e, se lui è convinto che abbiamo ragione, è evidente che ci sia qualcosa che non funziona (un po’ come il preoccupante principio di finta opposizione di D’Alema, per intenderci)? Sarà, al contrario, che il suo ragionamento fila così bene (oppure noi siamo così volubili) che, durante la discussione, ha convinto anche noi, e ce ne rendiamo conto solo sul finire? Sarà, possibilità anche questa piuttosto valida, che noi donne non possediamo il dono della sintesi ma possediamo il dono della rottura di palle no-matter-what?

Ci rifletterò tutta la sera.
Mentre cercherò di far entrare in valigia il terzo paio di stivali, quello che ero matematicamente certa di non voler portare.

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Giorgia Marino

Curvy blogger italiana, graphic designer, social manager, copywriter... e tante altre cose (piuttosto noiose) che vi risparmio volentieri. Mi piace fare di tutto e, come tutte le persone eclettiche, ho il sospetto di non eccellere in niente :)