Parigi 2014: breve, ma così intenso…

Ripetitiva. Recidiva. Sempre lì con la testa. Chissà poi perché.
Saranno ormai dieci anni che, ogni volta che posso (in questo caso grazie a un regalo per i miei – o meglio nostri – 30 anni… regalo che ricorderò e per cui continerò a dire ‘grazie’ all’infinito), mi catapulto a Parigi. Io faccio un uso ossessivo-compulsivo di tutte le cose, con momenti di crisi intense, momenti di ripresa e inesorabili ricadute, dunque non c’è da stupirsi. Funziono così anche con i luoghi. A 16-18 anni era Roma, ora è Parigi.
Mi viene voglia di affittare un appartamento (con i soldi che NON ho, e peraltro Parigi è cara da fare schifo) e viverci sei mesi, un anno, un lustro… non lo so, un tot. Poi l’effetto svanirebbe comunque… neanche Parigi è per sempre.
Ma torniamo al presente. Per me, adesso, Parigi è ancora magia pura. Tutto mi eccita. Gli alberi, gli uccelli, i palazzi, gli abbaini… quanto mi eccitano gli abbaini! L’aria, in questo periodo, è così fredda che fare una foto all’aperto senza piumino, sciarpe e cappellini vari si è rivelato impossibile (quindi niente foto outfit, nonostante le preparazioni meticolose e i disegnini postati su instagram)… e si sente, penetra nelle ossa, ma mi eccita anche quella.
Disneyland? Consumista, truffaldino, ammiccante, decisamente più americano che parigino. Ma tra tre giorni scade il mio secondo passeport annuel, perché mi eccita anche quello e non è un mistero. Notre-Dame mi eccita decisamente più della Tour Eiffel, il Sacre-Coeur di Montmartre (che questa volta mi ha fatta inaspettatamente – ma comprensibilmente – piangere) più dell’Arc du Triomphe, ma in ogni caso tutto mi coinvolge.
A Disneyland siamo stati sparati oltre la luna, abbiamo sparato ai nemici di Buzz Lightyear, volato sopra i tetti di Londra con Peter Pan, discusso per venti minuti con Stitch, assistito a impiccagioni a Tortuga, fatto un giro nel regno dei morti insieme a spose ferite, sentito il terreno mancarci sotto i piedi all’improvviso mentre raggiungevamo la Quatrième Dimension nell’ascensore dell’Hollywood Tower Hotel, viaggiato trascinati dalla Corrente Orientale Australiana a bordo di una tartaruga, con Nemo al seguito. A Parigi abbiamo camminato con e senza valigioni (ahi, i polpacci), contato gradini fin sopra la torre (ahi, i polpacci parte II), osservato con invidia turisti che compravano di tutto ai magazzini La Fayette, comprato il cd dei Les Presteej a 10 euro (vuoi mettere?), mangiato cose buonissime e cose meno buone (e, immancabilmente, qualcuno ha paragonato il cibo francese a quello italiano. Anche se ho già detto tante volte che non-si-fa), scattato foto banali ma indubbiamente romantiche, preso il raffreddore di sera sul Bateau Mouche (imprecando perché non ci hanno portati a vedere la mini statua della libertà di cui avevo parlato più e più volte – pare me la sia inventata), incontrato un sacco di italiani che ci dicevano dove andare e cosa fare – perché loro ne sapevano sicuramente più di noi, ovvio, litigato con un artista che faceva ritratti col pennarello. ‘NO PENNARELLO! TINTA! IGNORANTI!’/’TORRE EIFFEL, SIMBOLO DI PARIGI’. Ok. Comunque era un pennarello.

Questo fiume di parole inutili solo per dire che sono grata, che è un bellissimo regalo di compleanno. E per introdurvi delle foto. Poche. Pochissime. Meglio di una sputazzata controvento, comunque, come dice qualcuno.

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Giorgia Marino

Curvy blogger italiana, graphic designer, social manager, copywriter... e tante altre cose (piuttosto noiose) che vi risparmio volentieri. Mi piace fare di tutto e, come tutte le persone eclettiche, ho il sospetto di non eccellere in niente :)

  • Alessandra Castagner

    Parigi è sempre una buona idea 😉 (cit.)
    Domanda importantissima e pertinente col post: ma le punte così rosa sono tinte o hai usato i gessetti?

    • 🙂
      Pigmenti! Sbiadiscono dopo un tot di lavaggi. In teoria sarebbe viola, ma lo faccio allungare col neutro per farli venire rosa 🙂

  • Guapita

    Prima o poi ci devo ritornare! Anche a Disneyland…perchè sì, sarà americanata paurosa, ma sulla carta d’identità passo dai 30 ai 7 anni appena varco l’entrrata. :-)))

  • Anche vivendoci (e 16 mesi in quella città di pazzi ti assicuro che sono lunghi) di certe cose non ti stanchi mai. C’è poco da fare: è innegabilmente, terribilmente bella. Ma viverci non lo augurerei al mio peggior nemico 😀

    E’ una città piena di francesi, anzi peggio: parigini, na maniata di pazzi 😉

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