Cari brand plus size italiani, ecco cosa NON ci piace!

In origine, la moda taglie comode italiana si componeva di vestiti a sacco, gonne informi, pantaloni e jeans slim (quelli che si stringono al fondo) con immancabile elastico in vita e altrettanto irrinunciabile effetto pannolone sul sedere, cardigan di ogni lunghezza possibile (a partire dall’altezza culo fino ad arrivare all’altezza ginocchio o addirittura polpaccio) e magliettone oversize. Il tutto, allegramente ornato da assembramenti di pailettes, strass e applicazioni luccicanti varie o fiori (ricamati o stampati), come se l’unica arma per aggiungere valore fosse quella, dato che la vestibilità era, diciamolo, concepita un po’ alla cacchio. E questo era in origine.

E oggi? Questa rivoluzione, questo abuso del termine curvy per definire linee plus tentando di prendere le distanze, in qualche modo, dalle vecchie concezioni? Questa illusione che se la linea la chiami curvy invece che conformata, improvvisamente, chiamerai a raccolta tutte le giovani donne in carne d’Italia? Mi spiace ma purtroppo, spesso, si tratta di pura retorica. Certe impostazioni sono dure a morire e continuiamo a ritrovarcele sotto gli occhi ogni giorno. Certo, anche le donne di una certa età dovranno continuare a vestirsi, e a loro – magari – va anche bene quello che viene prodotto adesso. Ma ci siamo anche noi!

Quindi, cari marchi italiani, ecco una lista di cose che a noi ragazze plus size NON piacciono.

I volumi OVER

Concetto: copriti, mettiti addosso una tenda e nascondi ogni vergogna. Anche no: ormai abbiamo imparato che ognuna di noi, ammesso che ritenga di avere dei punti deboli da camuffare, ha sempre e comunque dei punti forti da esaltare. I volumi over donano decisamente più alle magre, noi vogliamo valorizzarci!

Due trilioni di capi smanicati. Ma perché? Per risparmiare stoffa?

Molte di noi non si sentono a proprio agio all’idea di andare in giro con le braccia di fuori. Né trovano facile accostare il giusto blazer/bolero ad ogni capo smanicato (cioè praticamente tutti) che proponete. Per molte sarebbe un sogno poter semplicemente indossare un vestito e andare via, libere come il vento, senza dover studiare soluzioni per le braccia.

Lunghezze taglia-gambe

Le braccia sempre fuori, e le gambe? Ah no, quelle no! Mai, Maria! Abbiamo fatto il pieno di gonne lunghe fino a metà polpaccio o ancora qualche centimetro più lunghe, probabilmente la lunghezza più mortificante mai concepita (per chiunque). Molte di noi hanno belle gambe e, comunque, non è che si tratti di produrre minigonne striminzite: basta una – moooolto più femminile – lunghezza sul ginocchio o appena sotto.

Stampe anziane, colori anziani: insomma, anzianità

L’ho già detto, ma è importantissimo e quindi lo ribadisco: tagli vecchi, colori vecchi, stampe vecchie. Quelli che voi spacciate per colori vitaminici (giallo telo da mare, turchese primi anni ’90… per citarne un paio), sono spesso colori che trovavate al mercato 10 anni fa, e che fanno proprio questo effetto: l’effetto mercato. Super cheap. Non è che un capo sia più giovanile quanto più sgargianti siano i colori utilizzati. No, ci sono colori e colori, ci sono stampe e stampe. Se proprio non sapete dove andare a parare, provate a stare al passo coi tempi ispirandovi ai colori pantone dell’anno o alle collezioni make-up più in voga!

Le scelte (non) etiche e l’incoerenza

Altrove nel mondo, a rappresentare la linea plus vengono scelte modelle plus. Qua no, perché fa brutto. Quanto può essere poco etico ed ipocrita un brand che vuole vendere alle donne plus size ma trova, allo stesso tempo, che le modelle plus size non siano all’altezza? Non vorrei svelare cose che non saprei se non lavorassi nell’ambiente, ma purtroppo non so trattenermi: le (bellissime e in perfetta salute) modelle che scegliete per alcuni lavori devono spesso indossare imbottiture per riempire i capi. What’s the point? Ci sono utilizzi ed utilizzi (anche se ‘utilizzare’ è un verbo infelice, riferito alla modella, passatemelo): sono certa che, in un mondo ideale, splendide modelle in taglie oltre la 50 troverebbero tranquillamente posto ACCANTO alle già esistenti modelle taglia 44-46. Non fate che ripeterci che siamo belle in qualsiasi taglia: DIMOSTRATE DI CREDERCI DAVVERO!

I prezzi esorbitanti

Plus size + Italia = mutuo. Ma perché?
A volte, all’interno dello stesso gruppo che vende una maglia plus size a 70 euro, ci sono linee regular economiche. Qual è la vostra giustificazione, per tutto ciò? Sappiamo bene che esistano vari target. Ci è chiaro. Ma allora, se puntate alle signore facoltose di una certa età, smettetela di fare comunicazione cercando di spiegarci quanto abbiate a cuore le donne giovani. Non è certo il periodo storico-politico adatto al proliferare di ventenni o trentenni in carriera e impaccate di soldi. Tanto più che, spesso, i capi non sono prodotti neanche in Italia, né sono di una qualità così alta o rifiniti così bene, dunque non è proprio possibile giustificare un abuso del genere. Più probabilmente, ci si approfitta del fatto che questo settore non sia ancora esploso del tutto e la concorrenza ‘su strada’ sia poca. Ma noi siamo la generazione Y, e la nostra soluzione è semplice: continueremo a comprare online da marchi esteri. Contenti voi!

La scarsa considerazione delle blogger

Sì, tiro dentro un problema che sembra circoscritto ma non lo è: laddove, all’estero, nascono collaborazioni, capsule collection e iniziative incentrate sulle differenti personalità delle influencer (e quindi sui differenti target, perché a seconda della personalità e dello stile di ciascuna blogger cambierà anche il pubblico che la segue), i vantaggi sono molteplici: il brand mostra di essere al passo coi tempi e di assecondare le richieste del pubblico (attraverso chi ne è portavoce, in quel caso), conquistando fasce di clientela a volte diverse da quella già ‘battuta’; le clienti si sentono più coinvolte poiché, idealmente, il frutto dei continui feedback – attraverso la voce della blogger – ha raggiunto i ‘piani alti‘; la blogger esprime la propria personalità e, ben più importante, cerca di dimostrare che un cambiamento è non solo possibile ma anche necessario.
Vi risulta per caso che io o una delle mie colleghe (o anche noi tutte insieme) abbiamo mai avuto il piacere di proporre una capsule e portare una ventata di novità nelle linee dei nostri più famosi brand plus size? No, ma in effetti manco di quelli meno famosi. La considerazione della figura (professionale) di blogger si limita a: ti invio questo (a volte senza neanche farti scegliere autonomamente secondo i tuoi gusti), tu lo indossi e lo mostri. Possibilmente gratis e possibilmente facendomi verificare prima il testo, così che io possa censurare quello che non mi piace. Sì, succede davvero. E infatti, a un certo punto, se segui una linea di integrità finisci col litigare con i vari responsabili (ovvero tagliarti fuori).

E questo è quanto mi sia venuto in mente su due piedi, ma mi auguro che le lettrici si prendano la briga di aggiungere, utilizzando i commenti, le proprie osservazioni.

AD:
Giorgia Marino

Curvy blogger italiana, graphic designer, social manager, copywriter... e tante altre cose (piuttosto noiose) che vi risparmio volentieri. Mi piace fare di tutto e, come tutte le persone eclettiche, ho il sospetto di non eccellere in niente :)