Barbie è tra noi

Valeria Lukyanova.
Questo è il nome della ragazza ucraina che sta impressionando il mondo con la sua trasformazione: ha deciso di diventare una Barbie vivente, e dalle immagini disponibili sul suo sito bisogna riconoscerle che ce l’ha fatta.
Incredibile, vero?
Intorno alla sua identità si sono scatenati i rumors: non esiste, è un manichino, è davvero una bambola, è un mostro creato su Photoshop, non si chiama in questo modo ma esiste, eccetera. Diciamo, per comodità, che Valeria esiste ed è quel che pare essere, ovvero una ragazza scontenta del suo aspetto che si è massacrata di chirurgia sino a diventare la versione umana della bambola più famosa del globo.
Mi sono soffermata sulla photogallery per un bel pezzo, e la cosa che mi ha stranita maggiormente è la graduale ed inesorabile scomparsa del sorriso dal suo volto. Le foto in cui ha ancora tratti umani non mostrano mai sane risate, ma lasciano intravedere labbra incurvate e luce negli occhi. Le foto da bambola, invece, sono inquietanti. La sua espressione è letteralmente cristallizzata, dà la sensazione di poter a malapena aprire e chiudere gli occhi. Neppure quelli comunicano niente: sono fissi, vuoti, lo specchio di un’anima che sembra aver traslocato lontanissimo. L’espressione più frequentemente immortalata dalla fotografia, il sorriso, ovvero l’allegria, la gioia di vivere, non c’è.

Valeria, se è davvero di questo mondo, era già magra e di bell’aspetto, e faceva la modella già prima della metamorfosi. Cosa l’abbia spinta a farsi questo rimarrà, forse, un mistero.
Premettendo che ognuno decide per sé quel che gli pare, credo che il suo caso sia da manuale per due ragioni: la prima è psicologica, e non mi compete.
La seconda è etica, e riguarda l’incoscienza dei chirurghi che l’hanno resa una bambola vivente. Per la deontologia, fini e mezzi sono strettamente legati. Dal punto di vista “taglia-e-cuci” è andato tutto bene, ma qualcuno di loro si è curato della mente di Valeria? Insomma, hanno indagato sulle sue motivazioni, l’hanno sottoposta al parere di uno psicologo prima di abdicare la coscienza al denaro? Ricordiamoci che parliamo di interventi costosi. Non si tratta di un’ustionata da operare pro bono, ma di qualcuno che più o meno scientemente ha deciso di stravolgere il proprio aspetto a pagamento. Renderla identica ad una bambola suonava così normale alle loro orecchie? Evidentemente sì.
Non riesco ad immaginare lo shock che potrebbe provocarmi il guardarmi allo specchio e vedere qualcun altro. Anche se lo scegliessi consapevolmente, penso che non dormirei per mesi ed eviterei le superfici riflettenti come la peste. E poi, siamo sicure che, tra vent’anni, Valeria si piacerà ancora? Perché è vero, forse faremo progressi enormi e la chirurgia potrà rivelarsi nuovamente una scorciatoia utile, ma non si può rimediare a tutto.
Valeria ci insegna che possedere i comuni canoni di bellezza non basta per sentirsi belle. Se accettarsi è l’obiettivo, i medici dovrebbero aiutarci in questo processo prima di metterci su un tavolo operatorio, verificando l’impatto che un capriccio o un’ossessione possono avere sulla reale qualità della vita di chi hanno di fronte. La chirurgia può essere un grande aiuto, per chi ne ha un serio bisogno. Risolve problemi gravi, aiuta persone rimaste sfigurate a riavvicinarsi alla normalità, ma è una pratica a cui bisogna ricorrere tenendo l’etica al primo posto. Al contrario, finiremo con l’incontrare fenomeni da baraccone sempre più numerosi, consumati dai media in un giorno ed abbandonati dal sorriso per sempre.
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Giorgia Marino

Curvy blogger italiana, graphic designer, social manager, copywriter... e tante altre cose (piuttosto noiose) che vi risparmio volentieri. Mi piace fare di tutto e, come tutte le persone eclettiche, ho il sospetto di non eccellere in niente :)