Alcune spiegazioni necessarie

Mi sono resa conto, rileggendomi, che ho espresso il mio pensiero a tratti in modo fraintendibile.
Non ho assolutamente NULLA contro le persone obese. Anzi.

Mia nonna, che è morta tre anni fa, lo era. E’ questo il motivo per il quale parlo di vergogna, condanna e cose simili, perché ho avuto modo di osservare il suo percorso col trascorrere degli anni. Sottolineo che mia nonna ha avuto sette figli e, nonostante questo, quando sono nata io pesava 43 kg. Indossava, appunto, una “famigerata” taglia 42. Si è trasferita a Torino quando era ormai avanti con l’età e per i primi tempi è andato tutto bene, usciva, era serena ed equilibrata.
Poi è successa una cosa che a molte sembrerà banale. E’ caduta. Per strada, mettendo un piede in fallo. Niente di che, non si è rotta nulla, ma ha preso una botta molto forte ed è rimasta per terra a lungo, da sola, sul ciglio di una via piuttosto trafficata, con la paura di essere travolta da qualcuno che dall’abitacolo di un’automobile non poteva vederla.

Da allora ha smesso di uscire di casa. Si è sepolta viva dalla metà degli anni ‘90, continuando a fare pasti ai suoi occhi normali senza considerare che passava le sue giornate sul letto e si sottoponeva ad una dieta ricca di grassi. Mangia oggi, assaggia domani, è sprofondata nell’obesità. Non riuscivo più ad abbracciare, nemmeno negli ultimi tempi, una donnina che era alta meno di un metro e cinquantacinque e pesava quasi 130 kg. L’abbiamo portata da un’infinità di medici. Operarla per una riduzione delle dimensioni dello stomaco era escluso (aveva altri acciacchi che lo impedivano), le diete non funzionavano, sia per il suo scarso impegno che per il contributo di farmaci antidepressivi (alcuni hanno un effetto negativo anche sul peso). Aveva problemi respiratori causati dal trascorrere tutto il giorno a letto: i polmoni erano compressi dalla massa grassa e molto affaticati (almeno, questa è la spiegazione che è sempre stata fornita dai medici). Ad ucciderla comunque è stato il cuore, nella fattispecie una dissecazione aortica, anche quella probabilmente legata al suo stile di vita poco sano.
Quando parlo di vergogna, esclusione, condanna verso una persone che soffre di obesità ovviamente non posso farne una generalizzazione, ma ci sono studi che dimostrano che gli obesi tendono all’isolamento, a “nascondersi”, perché la loro immagine non corrisponde a quella socialmente desiderabile e riconosciuta come vincente.
A scuola non è insolito che il “ciccione” sia preso di mira e perseguitato dai bulli, poiché visto come un soggetto “debole”.

Inutile poi discutere di lavoro. Oltre alla classica formula “cercasi xxx, richiesta bella presenza”, nel nostro paese se sei grassa o bruttina nemmeno ti richiamano per un colloquio. Diversamente accade in altri paesi; negli Stati Uniti, per esempio, sul CV non si mettono foto e data di nascita. In Italia in mancanza di quei due fattori neppure lo leggono. Se la foto non piace, molti non vanno oltre nome e cognome. Non vogliono nemmeno sapere cosa sai fare e come sai farlo: se sei grassa, puoi aver conseguito dieci lauree col massimo dei voti, non vai bene comunque. I clienti si rapportano più facilmente a una ragazza bella secondo i canoni mainstream, e quel genere di bellezza si è dimostrata più efficace nelle vendite.
Quando il resto del mondo “immaturo” (la stragrande maggioranza) ti marchia come inadeguata, di fatto i tuoi margini di successo sono completamente ridimensionati. Possiamo fare un ragionamento sensato e dire che tutti dobbiamo accettarci per come siamo e che bisogna essere belli dentro (una verità innegabile), ma viviamo in una società in cui la cellulite viene promossa a malattia e si tagliano i fondi per la ricerca su malattie VERE. Faremmo del buonismo, però, e la nostra società è composta anche da persone buone ma NON E’ BUONA nel suo insieme. E’ una stronza isterica, che ti spreme come un limone finché può e quando non servi più come consumatore ti getta via. Vivere da obesi è incredibilmente difficile. Alcuni dicono che se mangi te lo meriti, altri che non hai forza di volontà, altri ti vedono come un malato senza speranza, altri ancora neppure ti considerano. Serve una forza d’animo incredibile per affrontare la vita da quel punto di vista, provo un’invidia sincera per chi ci riesce.

E’ per questo che parlavo di fortuna: mi sento fortunata perché non ho una malattia simile. Ho molte altre ragioni per esserlo, ma quando penso all’obesità mi reputo fortunata: per questioni di salute, sociali, psicologiche.
Ho aderito al progetto di Giorgia anzitutto perché ci credo. So che fatica faccio, con una 48 abbondante, a trovare vestiti, costumi da bagno, biancheria intima nei circuiti commerciali di massa. Penso inoltre che la gente vada “educata” con informazioni veritiere e, soprattutto, che vada istruita su un consumo consapevole del cibo: mangiare è una cosa bellissima, un piacere. Se iniziamo a percepire gli alimenti come nemici, è la fine.
Se nel nostro piccolo riusciremo ad incidere sulla visione che la moda, i media e l’intero nostro sistema sociale hanno delle donne formose, forse tra qualche tempo sarà possibile agire anche su quella che hanno degli obesi.

Ho preferito spiegarmi meglio, onde evitare di passare per la Cruella De Vil che non sono, e mi scuso con chiunque si sia sentito/a offeso/a dal mio post precedente. Non era assolutamente mia intenzione.

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Giorgia Marino

Curvy blogger italiana, graphic designer, social manager, copywriter... e tante altre cose (piuttosto noiose) che vi risparmio volentieri. Mi piace fare di tutto e, come tutte le persone eclettiche, ho il sospetto di non eccellere in niente :)