La risposta NON è 42

Immaginate di essere una ragazza formosa.
Fatto?
Bene.
Ora inseritevi in un contesto lavorativo in cui la donna che si propone come punto di riferimento generale, tracagnotta nonostante gli sforzi epici, vi dedica sempre occhiate tra lo schifato e l’oltraggiato, si vanta di non mangiare una fetta di mortadella da anni e va avanti a succhi di frutta macrobiotici e coste di sedano.
Fatto anche questo?
Bravi.
Ora, rimanendo fedeli allo spirito di Art Attack che sembra possedermi dall’inizio del post, prendete abbondante colla vinilica e datela alla signora di cui sopra, perché la possa sniffare. Potrebbe sostituirla ai tranquillanti di cui ammettecandidamente di fare largo uso “per stare più calma”.
Lo sappiamo noi, e lo sa anche lei, spero, che non si sente tranquilla perché non mangia. La fame rende nervosi. Figuriamoci cosa provoca l’affamarsi con consapevolezza. Sapere che non mangi niente e non dimagrisci comunque.
Privarsi di ogni piacere derivante dal senso del gusto è pura follia, ma sono certa che la signora di cui stiamo parlando si comporta in questo modo perché ha l’irrefrenabile bisogno di sentirsi accettata. Non si piace, nonostante le borse costose e i tacchi 12 che spaccia per “comodissimi”.
Perché una donna dovrebbe farsi questo?
Perché, se non vi è una patologia come l’obesità, una donna dalle forme morbide dovrebbe vergognarsi di se stessa?
Non stiamo parlando di donne disgustosamente grasse, ma di quelle che cinquant’anni fa, prima di essere sostituite dagli attaccapanni umani nel mondo della moda, erano considerate le più belle del mondo.
Questa rubrica si intitola La risposta non è 42 perché l’unica domanda dell’universo a cui quel numero non risponde, desolata per Douglas Adams, è “Che taglia indossa una donna bella?”.
Ci metterò la mia vita dentro, ma soprattutto cercherò di osservare la società e l’atteggiamento che questa ha nei confronti di chi non vede una modella taglia 38 quando si specchia.
Non so voi, ma camminando per strada non incontro solo modelle scheletriche. Anzi.

Siamo la maggioranza, accidenti.
Facciamoci sentire.

Giorgia Marino

Curvy blogger italiana, graphic designer, social manager, copywriter... e tante altre cose (piuttosto noiose) che vi risparmio volentieri. Mi piace fare di tutto e, come tutte le persone eclettiche, ho il sospetto di non eccellere in niente :)

19 Comments
    1. “Perché, se non vi è una patologia come l’obesità, una donna dalle forme morbide dovrebbe vergognarsi di se stessa?”

      Scusa tanto, stai dicendo forse che un’obesa dovrebbe invece vergognarsi di se stessa?

        1. Ok ma, se il senso è quello, allora è né più né meno lo stesso tipo di vergogna che dovrebbe provare un fumatore… o una modella che per non prendere peso ricorre alla bulimia…

          1. In ogni caso sentimenti come la vergogna (e anche la fierezza, non è che vale solo in negativo) sono cose che dovrebbero nascere autonomamente, da dentro, non cose che qualcuno può attribuirci da fuori puntando il dito…

          2. Io credo che ognuno dovrebbe imparare ad accettarsi così com’è e che nessuno si dovrebbe arrogare il diritto di dirti se sei giusto o sbagliato, se devi curarti oppure no.
            Imparare ad amarsi, questo è il punto.
            Se lo fai, tutto dopo è una conseguenza e non un’imposizione (deleteria) che proviene dall’esterno.
            Ci sono malattie visibili come l’obesità e malattie che non si vedono ma fanno altrettanto male, forse anche di più.
            Nessuno può permettersi di sentirsi migliore di un altro.

      1. Penso che sia innegabile che l’obesità conduca, in molti casi, alla
        vergogna. E’ una MALATTIA, quindi lungi da me fare diagnosi a cavolo,
        ma per quel che ne so in molti casi è profondamente legata alla psiche
        di chi ne soffre. Se ti senti diverso, se il resto del mondo ti addita
        come “brutto”, “inguardabile” o “fuori posto” è facile provare
        vergogna.
        La traduzione di quel che volevo dire è: sei abbastanza fortunata da
        non avere una malattia grave che comporta disturbi cardiaci,
        respiratori e quant’altro, se, insomma, il mondo non ti ha condannata
        senza appello ad essere una “fallita”, non vergognarti, combatti.
        Con questo non voglio insinuare che una donna obesa si DEBBA
        vergognare. Figuriamoci. Intendo dire che per lei è più facile perché
        il sistema non le dà grandi opportunità di dimostrare il suo valore
        (poche possibilità di lavoro, scarsa considerazione sociale,
        eccetera). La vergogna è una trappola in cui è più facile cadere se
        pesi 200 kg.

        1. Bè, no.
          Non ci sto proprio! E non mescoliamo le cose.

          Tu avresti potuto (DOVUTO a parer mio) scrivere:” “Perché, se non vi è una patologia rischiosa come l’obesità, una donna dalle forme morbide dovrebbe autoinfliggersi tante torture?”
          Stiamo parlando di una persona che non accetta il suo aspetto perchè ritiene che non sia in linea con lo standard imposto dalla società o di una donna che teme per la sua salute?
          Dalla frase che ti ho contestato, per la proprietà transistiva, si potrebbe dedurre che chiunque soffra di una malattia è “abilitato” a vergognarsi mentre chi è sano può camminare a testa alta.
          Ma un malato di cancro o di SLA non ha motivo di vergognarsi, un obeso sì.

          Il problema, che tu hai avallato, è un altro e cioè che l’obeso è giudicato come “fallito” in quanto colpevole della sua stessa malattia e deve vergognarsi di questo OLTRE che del suo aspetto così
          lontano dalla soglia ritenuta socialmente accettabile.
          Non è la malattia in sè che conduce alla vergogna, ma giudizi, più o meno impliciti come il tuo, a farlo.
          Se ti senti diverso e il mondo ti addita, posto che può farlo per migliaia di motivi, non vuol dire che sia giusto provare vergogna, nè che il mondo abbia ragione o diritto a farlo.
          Ognuno di noi è diverso e deve rivendicare il diritto di esserlo e di esprimere liberamente la propria unicità.
          Se il resto del mondo non mi offre le stesse possibilità che offre a una normopeso, non sono io quella sbagliata, ma il sistema.
          Non accetto l’ipocrisia di chi si nasconde dietro la preoccupazione che l’obeso rischia la salute: se siete così premurosi e altruisti fate più attenzione a non ferire la sua sensibilità con giudizi
          morali che non avete diritto di esprimere; perchè è indubbio che alla base dell’obesità vi sia spesso un malessere psicologico, ma non è trascurabile il contributo che l’ottusità imperante porta al peggioramento della sofferenza psichica dell’obeso.
          Tutti devono combattere per stare meglio, non solo il bersaglio del tuo post perchè è così “fortunata” da non essere obesa, ma si deve farlo per amore di sè stessi, non perchè altri si permettono di affermare che sono sbagliata.
          Non peso 200kg, ma mi reputo fortunata per ben altre ragioni.
          E ho anche tante difetti, ma sono miei, non fanno del male a nessuno e non me ne vergogno, qualunque cosa pensino gli altri.
          Temo tu non abbia letto la storia proposta da Giorgia, in caso contrario ti consiglio vivamente di rileggerla.
          https://www.morbidalavita.com/news-dal-mondo-curvy/mio-corpo-io-ti-amo/

        2. “se, insomma, il mondo non ti ha condannata senza appello ad essere una “fallita”, non vergognarti, combattI”
          Fammi capire: prima parliamo di solidarietà, di “avanti forza ce la farete” e poi…una OBESA…è condannatat etcetc? ma…vi rendete conto?

          1. Scusatemi se mi intrometto (di nuovo), non voglio fare l’avvocato del diavolo, ma so che Francesca non ha la possibilità di commentare mentre è a lavoro, e io mi agito vedendo le reazioni.

            Credo che abbiate ragione… credo che il concetto sia espresso in modo ambiguo e possa dare adito a interpretazioni che io stessa trovo abominevoli. Ma credo che sia un problema di espressione, non di pensiero, altrimenti non avrei coinvolto Francesca nel progetto.

            Dunque che posso dire?
            Ah, si, ecco… posso dire che inviterò l’autrice dell’articolo a scriverne un altro per fugare ogni dubbio creato da questo.

            A me, leggendolo, è piaciuto.. ma probabilmente avevo dati in più (conoscendo il soggetto) e ho eliminato a monte ogni interpretazione negativa di certe frasi. Però, rileggendo e cercando di mettermi nei panni di chi non conosce nessuno e capita per caso su questo sito, mi rendo conto di tutta una serie di cose. E, per questo, dico che sono d’accordo con voi e che urge una sorta di rettifica.

            Vi prometto che arriverà presto e, in qualità di amministratrice del sito, mi scuso con voi.

            Giorgia.

  1. Sonia, io sono perfettamente d’accordo con l’ultima cosa che hai scritto (non sempre e comunque, nel senso che francamente ci sono dei casi – che non riguardano fisicità ma atteggiamenti e scelte di vita – in cui, essendo umana e quindi imperfetta, mi infastidisco e forse si… mi sento migliore di altri. Lo dico per onestà).
    Però, forse perché conosco l’autrice, il senso del discorso è stato travisato (o magari scritto in modo ambiguo), ma dubito che potesse celare chissà cosa. Aspetto sempre con ansia che risponda lei stessa 🙂

    1. Giorgia, la mia è una provocazione, sono convinta della buona fede dell’autrice a cui devo riconoscenza per avermi fatto scoprire Stephanie Zwicky e la sua storia 🙂

      1. No, Sonia… quella sono io 😛 Questo è il primo articolo di Francesca, se guardi sopra i post vedi chi li ha scritti ^^ Non per essere puntigliosa, solo per farti capire perché la prendo tanto a cuore. Ci metto la faccia, sono quella delle foto XD

          1. Ah, sei quella Sonia! Quella che ha vinto un sentito ringraziamento! E allora non ringraziarmi, ti ringrazio io 😀 LOL

  2. Siccome sono abituata a fare certi discorsi, in questo caso leggendo il post ho subito colto anche io un messaggio che reputo fuorviante e, mi spiace, ma sono in accordo con Sonia in questo. Forse non lo sapete, ma in termini medici, per essere obesi basta davvero meno che 200 chili come dite, il medico mi ha definita obesa da bambina e guardando ora le foto vedo una bimba paffuta, ma mai deforme… per essere obesi, al medico basta che abbiate 15-20 chili in più. Detto questo, vorrei specificare che l’obesità NON è una malattia, ma un sintomo, che può diventare patologia. Sia che sia malattia, sia che sia sintomo, nessuno ha dovrebbe mai vergognarsi di se stesso. La denigrazione e la conseguente vergogna non portano alla guarigione nessuno, semmai innescano uno stato depressivo e distimico che può aggravare la patologia dell’obeso. Io con la mia taglia 56 posso essere definita obesa e, nonostante ciò, mi piaccio come persone e come donna, certo qualche chilo lo perdo volentieri e l’ho anche fatto, ma poiché la mia situazione personale è mia e so io che motivi ci sono dietro ai miei problemi so bene che non ho nessunissimo motivo di vergognarmi. Penso che in questi discorsi il politically correct sia doveroso.

  3. "Perché una donna dovrebbe farsi questo?
    Perché, se non vi è una patologia come l’obesità, una donna dalle forme morbide dovrebbe vergognarsi di se stessa?
    Non stiamo parlando di donne disgustosamente grasse, ma di quelle che cinquant’anni fa, prima di essere sostituite dagli attaccapanni umani nel mondo della moda, erano considerate le più belle del mondo."

    Ciao, ho un paio di domande, volevo sapere cosa intendi per disgustosamente grassa? E se secondo te una donna obesa dovrebbe vergognarsi di se stessa?

    Scusa se te lo domando ma forse ho capito male io? ^_^

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